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Mutui, per case fino a 250 mila euro ai giovani non serviranno anticipi

Il Fondo di Garanzia per la prima casa si rafforza e raddoppia. Con il prossimo decreto Sostegni il governo rifinanzierà lo strumento a favore delle fasce deboli della popolazione, che ormai da quasi due anni è in attesa di nuovi fondi, migliorandone le condizioni. Non solo: come annunciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi («sarà possibile non pagare un anticipo grazie a una garanzia statale appositamente rivolta ai giovani»), è in preparazione un nuovo strumento, che dovrebbe poter contare su uno stanziamento iniziale di 50 milioni, e che stavolta sarà a esclusiva disposizione dei giovani: a gestirlo infatti sarà il ministero competente, guidato da Fabiana Dadone. Il nuovo fondo si aggiungerebbe a quello istituito presso la Consap, e che può contare al momento su un “residuo” di 156,2 milioni, rispetto a una dotazione iniziale di 829,6 milioni.
Il Fondo prima casa si limita a garantire una corsia preferenziale agli under 35, oltre che alle famiglie monogenitoriali con figli minori, ai conduttori di alloggi popolari e alle famiglie con figli disabili. La garanzia (per gli acquisti fino a 250 mila euro) permette di superare il vincolo di legge che vieta alle banche di finanziare oltre l’80% del prezzo dell’immobile. «Noi abbiamo sempre sollecitato il rifinanziamento del Fondo – dice il presidente dell’Abi Antonio Patuelli – perché i giovani hanno difficoltà doppie di accesso ai mutui considerate le norme italiane ed europee, improntate alla massima prudenza dopo la vicenda Usa dei subprime». A offrire mutui “100%” sono al momento pochissime banche tra cui Intesa Sanpaolo, Montepaschi e il Banco Popolare Pugliese. L’intervento sui mutui allo studio del governo dovrebbe andare oltre la concessione delle garanzie di Stato. Draghi ha indicato la via degli «incentivi fiscali», ribadendo una linea già espressa nel Def. Con lo scostamento da 40 miliardi, infatti, è sul tavolo dei tecnici del Tesoro un rafforzamento delle agevolazioni. Oggi gli interessi passivi sono detraibili dalle tasse al 19% entro un limite di 4 mila euro annui. Nei primi anni dei piani di rimborso, la quota di interessi pesa per un terzo della rata: «Circa 190 euro su 540, per un mutuo trentennale da 160 mila euro su 200 mila euro di valore dell’immobile », stima Roberto Anedda, vicepresidente del Gruppo MutuiOnline. «Per offrire un sollievo ai giovani, sarebbe necessario un incremento importante della quota detraibile: arrivando al 50%». Altri possibili sgravi fiscali, segnalano fonti parlamentari, potrebbero riguardare le esenzioni dalle imposte di registro e ipocatastali, o dell’Iva per acquisti dal costruttore.
Alle semplificazioni si guarda invece per un altro importante capitolo dell’edilizia, il Superbonus 110% per l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza sismica che è partito col freno tirato. Incassata la volontà politica del governo di prorogare la misura a tutto il 2023, la filiera delle costruzioni chiede lo snellimento burocratico. Con il decreto di maggio sulle semplificazioni si aprono le porte del bonus anche per chi ha domande di condono edilizio in corso, con eventuale revoca in caso di esito negativo. Si punta poi ad agevolare gli interventi su impianti termici non fissi e ad estendere il 110% ad alberghi e pensioni.
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