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Mutui, cartolarizzazioni salve (per ora)

«Fin qui tutto bene». L’antico adagio che denota in genere moderato ottimismo, ma che può nascondere anche qualche inquietudine per il futuro sembra adattarsi in modo magistrale al mercato delle cartolarizzazioni di mutui residenziali. Su questo particolare fronte, le nuove operazioni sembrano procedere a passo spedito a livello europeo, mentre per i prodotti esistenti non si sono al momento fatti ancora sentire i temuti contraccolpi provocati dal termine dei programmi di moratoria adottati in tutti i Paesi per far fronte alla crisi pandemica.

Riguardo al primo aspetto i dati raccolti da Afme, l’Associazione europea dei mercati finanziari, parlano in realtà per le operazioni di cartolarizzazione effettuate nel Vecchio continente nel secondo trimestre del 2021 di una contrazione dei volumi del 26% a 36,4 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. Si tratta però di un confronto fuorviante, perché effettuato con il periodo di riapertura dopo il blocco totale causato nella prima parte dello scorso anno dall’esplosione del contagio. La riprova è che il primo semestre del 2021, con i suoi 56,1 miliardi emessi, resta in corsa per essere il secondo migliore della storia, alle spalle del 2018 dei record.

Sugli effetti delle moratorie la storia è invece ancora tutta da scrivere, ma il bilancio appare al momento incoraggiante. A confermarlo è una ricerca di S&P Global Ratings che, se da una parte si attendeva «un aumento delle perdite sui crediti legati ai mutui residenziali e dei ritardi nei pagamenti delle rate a causa del prevedibile aumento della disoccupazione e dei vincoli sui consumi», dall’altra rileva come non vi sia stato «un deterioramento delle performance delle operazioni da noi valutate» nonostante le tensioni dell’anno passato.

Questo risultato, sottolinea l’agenzia di rating, è essenzialmente dovuto «alle varie iniziative attuate dai Governi, in particolare ai piani di sostegno al lavoro e alle moratorie sui pagamenti», che però stanno progressivamente arrivando alla conclusione. «Al termine del loro programma di moratoria alcuni mutuatari stanno andando in difficoltà con i pagamenti», ammettono Giuseppina Martelli e Vedant Thakur, curatori della ricerca, che ritengono «difficile prevedere al momento i tassi di sofferenza, perché dipenderà dall’evoluzione della situazione dei mutuatari dopo la fine delle sospensioni dei pagamenti e da come i creditori si adatteranno a queste nuove circostanze».

S&P prova in ogni caso a disegnare una mappa delle zone più «calde» d’Europa, individuando nella Gran Bretagna e nell’Irlanda le situazioni al momento più complesse. In questi due Paesi i dati degli analisti suggeriscono un aumento dei ritardi di almeno 90 giorni nei pagamenti, più pronunciato rispetto al resto del Continente e pari rispettivamente all’1,5% e all’1,6% «perché i mutuatari hanno profili di pagamento più deboli».

Anche Portogallo e Italia vengono ricordati come Paesi dove il ricorso alle moratorie è stato più elevato e di conseguenza i rischi sono maggiori. Le sorti delle cartolarizzazioni effettuate non sembrano però in questi due casi preoccupare molto «perché il giudizio su di loro è già più basso, limitato come è dal rating sovrano». Un’annotazione questa che rassicura probabilmente gli investitori, un po’ meno chi è alle prese con il pagamento delle rate dei mutui.

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