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Mutui, bene la sostanza

Decreto mutui buono nella sostanza, frainteso nella forma. Spetterà ora al governo valutare quindi la possibilità di ristrutturare il pluridiscusso articolo 120-quinquiesdecies (sull’inadempimento del consumatore), che apre a interpretazioni erronee e rischiose. E mentre gli animi dell’opposizione sono ancora agitati in merito alla cosiddetta clausola facoltativa di inadempienza (che dà diritto alla banca di vendere l’immobile sul mercato dopo 18 rate consecutive non saldate), è stato ribadito ieri che le nuove disposizioni non riguarderanno contratti già in essere (anche in caso di surroga), mentre, auspicabilmente, sarà eliminata la possibilità di sottoscrivere la clausola di inadempimento anche successivamente alla sottoscrizione del contratto. Sono queste alcune delle indicazioni contenute nel parere non vincolante degli onorevoli Pelillo – Sanga (Pd) approvato ieri in commissione finanze alla Camera. Sempre alla Camera, ieri, il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, in corso di question time, ha precisato che, a prescindere dalle nuovi disposizioni legislative, in caso di ritardo di pagamento da parte del debitore «il finanziatore dovrà concedere un necessario grado di tolleranza».

Il decreto. Oggetto di discussione (si veda ItaliaOggi del 4 e 5 marzo) il decreto legislativo in recepimento alla direttiva europea 2014/17/Ue relativo ai contratti di credito ai consumatori per beni immobili residenziali. La polemica, che lo scorso mercoledì ha bloccato l’esame dell’atto 256 alla Camera, è originata da un solo articolo del decreto: il 120-quinquiesdecies, composto di 4 commi, riferiti a tre differenti situazioni. I primi due periodi, infatti, sono volti a confermare quanto già disposto dal Tub (art. 40 comma 2) sul diritto della banca a invocare come causa di risoluzione del contratto di mutuo il ritardo nel pagamento di almeno 7 rate anche non consecutive.

Clausola facoltatativa. Con il terzo comma (che introduce la clausola di inadempimento) viene invece data la possibilità, con volontà sottoscritta da ambo le parti, di risolvere senza interposizione del giudice l’insolvenza del debitore. A tal fine, ha precisato il parere, si renderanno necessari due passaggi: la sottoscrizione esplicita della clausola con la quale il cliente dà modo alla banca di intervenire sul bene in caso di mancato pagamento di 18 rate consecutive, e uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore che ne permetta il trasferimento all’ente. La banca, a sua volta, si vincolerà, in sede di vendita, ad affidarsi ad un perito esterno che effettui la valutazione della casa. Essa non avrà inoltre la possibilità di condizionare il mutuatario in sede di sottoscrizione e conferirà al debitore l’eventuale somma eccedente tra il valore di realizzo del bene e il debito residuo. Tali ultime condizioni sono alla base del cosiddetto patto marciano, che, a differenza del patto commissorio vietato dall’articolo 2744 del codice civile, non fa sussiste sproporzione tra l’entità del debito e il valore del bene dato in garanzia. «La vendita del bene», cita infatti il terzo periodo, comporterà la totale estinzione del debito, senza la necessità di interporre tra le parti un giudice. Il debitore dovrà invece avvalersi di un consulente di fiducia che ne protegga gli interessi, mentre l’intera procedura sarà posta sotto la vigilanza di Banca d’Italia.

Procedura esecutiva. Da ultimo il comma 4 che, diversamente dal rito volontario, si riferisce alla fase di procedura esecutiva, in cui il debitore, già di fronte al giudice e a garanzia escussa, avrà sì, l’obbligo di versare l’ammontare del debito residuo alla banca creditrice, ma solo allo scadere del sesto mese dal termine della procedura. Nel parere è stato chiesto al governo di ricollocare tale comma in un altro articolo che non crei fraintendimenti.

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