Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Mutui ai neoassunti con il Jobs act”

Mutuo negato perché si ha un contratto a tutele crescenti e non uno a tempo indeterminato “vecchio ordinamento”? La presidenza del Consiglio seguirà direttamente il caso: lo ha dichiarato il premier Matteo Renzi in un’intervista a radio Rtl 102.5. «Abbiamo un impegno esplicito dell’Abi: il presidente Patuelli mi ha assicurato che tutti coloro che hanno il nuovo contratto a tutele crescenti hanno tutti i titoli per prendersi il mutuo. Perciò — garantisce il premier — dateci l’elenco delle segnalazioni di chi ha negato il mutuo e noi come Palazzo Chigi le diamo all’Abi e chiederemo risposte sui singoli casi, uno per uno. Perché su questo ci ho messo la faccia: voglio che sia chiaro chi dice di no, perché e come ». Poco dopo, nel pomeriggio, arriva la replica del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che assicura che le banche saranno anzi ben contente di erogare mutui e prestiti ai titoli dei nuovi contratti regolati dal Jobs Act: «Le banche che avevano una valutazione positiva del vecchio contratto a tempo indeterminato, e che erano prudenti sui contratti a tempo limitato, sono oggi molto più propense a favorire l’accensione di nuovi mutui per coloro che hanno dei nuovi contratti a tempo indeterminato».
Le banche confermano. Da un rapido sondaggio telefonico su nove banche emerge un consenso quasi unanime sulla equiparazione tra vecchi e nuovi contratti (solo in un caso si rinvia la risposta al giorno seguente). «Per i lavoratori “a tutele crescenti la porta dei mutui Intesa Sanpaolo è già aperta — assicura un portavoce del gruppo bancario — Non solo, per gli under 35 è prevista la possibilità di finanziare fino al 100% l’acquisto dell’abitazione, con durate che arrivano fino a 40 anni». Analoga la posizione espressa qualche giorno fa dal country chairman Italy di Unicredit Gabriele Piccini: «I nuovi assunti, superato il periodo di prova, potranno accedere a mutui e prestiti secondo i criteri normalmente in uso, che in linea con le evoluzioni del mondo del lavoro valorizzano la continuità lavorativa indipendentemente dalla tipologia di contratto e dalla dimensione aziendale». Anche Carige fa riferimento al periodo di prova, sottolineando che però questa è una regola vigente da sempre: «Chi non ha ancora superato il periodo di prova non è un dipendente a tempo indeterminato, dopo lo è a tutti gli effetti. Del resto d’ora in poi tutti i nuovi contratti saranno con il Jobs Act, e dunque noi banche dobbiamo confrontarci con le nuove realtà». «Il contratto a tutele crescenti non cambia l’approccio di Bnl nella valutazione della concessione del mutuo», dice Francesco Pagliano, responsabile prodotti e servizi privati del gruppo bancario.
«Noi l’abbiamo sempre considerato identico al contratto a tempo indeterminato», assicurano da Banca Sella. Così CheBanca!: «Si applicano a seconda delle caratteristiche personali e del mutuo le stesse policy previste per i dipendenti a tempo indeterminato ». E Credem: «Il criterio che l’istituto ha sempre utilizzato e continuerà a utilizzare nella concessione del credito è quello della complessiva sostenibilità per i nostri clienti della rata del prestito rispetto alle loro specifiche esigenze e caratteristiche». Identica risposta anche da Deutsche Bank, che garantisce che il contratto a tutele crescente verrà considerato «alla stregua di un contratto a tempo indeterminato ante riforma», e aggiunge di non aver pertanto «modificato le condizioni assicurative».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come se fossimo tornati indietro di sei mesi, il governo si divide tra chi vuole subito misure anti-...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Arriva la firma del premier Conte al decreto di Palazzo Chigi che autorizza la scissione degli 8,1 m...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doppia proroga della cassa integrazione per l’emergenza Covid-19 per assicurare la copertura fino ...

Oggi sulla stampa