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Mustier: «UniCredit non fa fusioni, preferiamo il buyback»

UniCredit scalda i motori in vista di un buyback azionario che sembra sempre più vicino. «Lo ribadisco ancora una volta: no a M&A, preferiamo buyback azionari», dice a chiare lettere il ceo di UniCredit, Jean Pierre Mustier, nel corso di una conferenza sui target dei piani di sostenibilità ambientale e sociale dell’istituto.

Con l’azione che vale circa la metà del patrimonio netto tangibile, e a fronte di un ritorno sul capitale attorno atteso al 2020 al 9%, per la banca può essere sensato pensare di ricomprare azioni proprie da mettere in cassaforte in attesa di tempi migliori. Una mossa tattica, insomma, per dribblare una fase di mercato certo non facile. Qualcosa di più sulla strategia in questo senso, probabilmente, si capirà martedì prossimo, quando sarà svelato a Londra il nuovo piano industriale “Team 23”.

Di certo per ora il tema delle fusioni sembra lontano dai radar. Al centro dell’attenzione del mercato ci sono piuttosto le azioni sulle partecipate, in particolare in Turchia, a maggior ragione dopo la conferma dell’avvio delle trattative con il socio Koc Group, con cui piazza Gae Aulenti detiene in maniera paritaria l’82% di Yapi Kredi tramite una holding. Mustier sottolinea che Yapi «è una banca molto molto buona» e che è «veramente contento delle sue perfomance». Ma già a breve, probabilmente entro la settimana, potrebbe arrivare l’annuncio dello scioglimento della joint venture con il socio Koc. Una cessione di una quota contenuta, probabilmente tra il 5% e il 10%, potrebbe lasciare UniCredit azionista diretta nel capitale della banca turca con una quota compresa tra il 30-35%. Ma già basterebbe ad aprire la porta a una futura dismissione delle quota (una volta trovato l’acquirente) così da poter uscire del tutto dalla Turchia, paese ritenuto troppo instabile sotto il profilo politico-economico e con una valuta altrettanto volatile.

Nel frattempo, la banca ha varato ieri la nuova policy sugli investimenti responsabili (Esg). L’obiettivo sul fronte ambientale è di uscire dai finanziamenti al settore del carbone entro il 2023, aiutando nel contempo le aziende coinvolte ad accelerare la transizione energetica. Annunciato da Mustier «l’aumento del 25% dei finanziamenti al settore delle energie rinnovabili (a 9 miliardi, ndr), così come l’incremento dei prestiti alla clientela per l’efficienza energetica». Nel dettaglio, i prestiti alla clientela per l’efficienza energetica sono attesi in crescita del 34% per le pmi dell’Europa occidentale, del 25% per le persone dell’Europa occidentale e per nuove emissioni in Cee a oltre il 6% sul totale dei prestiti. UniCredit prende poi l’impegno di raggiungere la Top5 nelle classifiche Emea nei green bonds e nei prestiti Esg-linked, così come di sostenere con un miliardo «progetti con un impatto sociale positivo» entro il 2023. Sempre entro il 2023 il gruppo eliminerà tutta la plastica monouso, “risparmiando” così 18 milioni di bottiglie di plastica l’anno. «Sono iniziative che costano, è costoso compiere queste scelte – ha notato Mustier – ma riteniamo sia importante farlo». Data l’attenzione crescente verso il tema degli investimenti etici, la banca ha nominato un Chief Ethics Officer, incarico che sarà ricoperto da Maurizio Beretta, attuale presidente di UniCredit Foundation, oltre che della Filarmonica della Scala.

Luca Davi

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