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Mustier atto secondo. Ecco la squadra

Giocare d’anticipo. L’idea è semplice: dire quello che si fa e fare quello che si dice. Jean Pierre Mustier compie tre anni. Il 30 giugno 2016 venne cooptato nel consiglio di amministrazione di Unicredit, qualche giorno dopo, il 12 luglio, venne indicato come amministratore delegato. Da allora ha agito con fredda determinazione, vendendo e accompagnando alla porta. Agendo in prima persona, assumendosi responsabilità, spesso dando l’esempio nei comportamenti quotidiani. Oggi guarda avanti. Il piano Transform 2019 è al traguardo e un risultato è già stato raggiunto: nella storia di Unicredit è il primo piano industriale che arriva a conclusione senza aver aggiustato il tiro nel corso del tempo. L’impegno, adesso, è individuare le linee di sviluppo del nuovo piano, che sarà presentato a Londra il 3 dicembre, iniziando dagli uomini che dovranno realizzarlo. L’idea guida di Mustier sta proprio nel giocare d’anticipo, partendo dalla geografia del gruppo. L’Unicredit dei prossimi tre anni farà a meno, come altri grandi gruppi bancari, della figura del direttore generale. Congedato Gianni Franco Papa, a cui tre anni fa Mustier affidò la responsabilità di tutte le attività di business , l’amministratore delegato del gruppo si è ispirato a una forma di governance diversa. Non più un uomo di riferimento diretto, ma sei, prossimamente sette. Da una struttura verticale a una orizzontale, dividendo il business in quattro aree e applicando l’idea della co-responsabilità e della rotazione dei ruoli. L’idea dei co-head è propria di Goldman Sachs, la rotazione dei manager di Jp Morgan. Il tutto mixato con il lavoro di gruppo. Così l’universo Unicredit è stato diviso in tre: Europa orientale, Europa centrale e occidentale, le operations . A queste aree se ne affiancherà una quarta, la finanza, che oggi segue direttamente Mustier ma che verrà affidata a un nuovo manager che il gruppo sta cercando, senza troppa fretta, tra i bankers europei.

Al vertice di ognuna delle tre aree non c’è un capo, ma due. È la declinazione dell’Operative collaborative management, prodotto di una logica di condivisione che impegna i manager in quello che vuole essere un gioco di squadra vero, non la scimmiottatura di un’idea altrui. Mustier ha sperimentato il modello a doppio vertice quando era a Parigi, in Société Générale.

ApplicazioniLa prima applicazione dell’organizzazione con un capo a due teste, in Unicredit, risale a due anni fa, quando il settore del Corporate and investment banking venne affidato contestualmente a Gianfranco Bisagni e a Olivier Khayat. Oggi i due hanno preso strade diverse internamente al gruppo. Bisagni divide con Niccolò Ubertalli la responsabilità sui mercati della Central and Eastern Europe, che comprende Italia, Germania e Austria, mentre Khayat è, con Francesco Giordano, a capo dell’Europa orientale. Le operations, invece, sono in mano a due italiani, Carlo Vivaldi che in precedenza era a Vienna e Ranieri de Marchis.Oltre a questi, un ruolo chiave e strategico è affidato a Richard Burton, a capo del Corporate and investment banking, che riporterà a Khayat e Bisagni.

L’architettura organizzativa, supervisionata dalla Bce, risponde, secondo la visione di Mustier, in maniera più aderente agli obiettivi che caratterizzeranno il nuovo piano industriale, che riserverà ancora grande attenzione al rapporto cost/income, sceso al 52,8 per cento a marzo dal 60 per cento del 2015. Tre anni fa serviva un intervento d’urgenza sul fronte del capitale, a cui si dedicò Mustier in prima persona, e la figura del direttore generale era catalizzatrice di una serie di competenze. Papa veniva da un incarico di vicedirettore generale, condiviso all’epoca con Paolo Fiorentino e Marina Natale, e riprendeva il profilo del primo riporto del business che era stato di Roberto Nicastro ai tempi di Ghizzoni. Oggi le esigenze sono diverse e muta la geografia interna alla torre di piazza Gae Aulenti. Dopo i 1.387 milioni di utile netto realizzati nel primo trimestre dell’anno, c’è attesa per la risposta del secondo. I dati della semestrale verranno resi noti il 7 agosto. Poi da settembre si metterà a punto il piano e si darà, probabilmente, fondo alla liquidazione della restante quota posseduta in Fineco. Dopo la vendita accelerata dello scorso 8 maggio di una quota del 17 per cento della banca guidata da Alessandro Foti, la quota ancora controllata da Unicredit (poco meno del 18 per cento) è vincolata da un impegno a non vendere che scadrà l’8 settembre. Un mese fa è entrato in cassa più di un miliardo di euro. In Unicredit si attende il bis. Denari che andranno a formare, secondo alcuni, un buffer di capitale in eccesso per quasi 250 basis point che garantirà generose politiche di dividendo e una maggiore erogazione di credito. Secondo altri, serviranno ad armare la carica verso la tedesca Commerzbank o verso altri target acquisibili. Ma questo è un altro discorso. E in Unicredit non commentano i rumors di mercato.

Stefano Righi

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