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Mustier al traguardo aumento Unicredit verso il tutto esaurito

Unicredit si avvia verso il pieno in Borsa. Oggi, a mercati chiusi, si saprà come è andato l’aumento di capitale dell’anno: le scommesse, tra gli operatori, è che si vada verso un deciso successo per la banca che ha chiesto 13 miliardi al mercato in un momento non facile per il settore in Italia. .
La buona riuscita è in parte legata all’apprezzamento per il management e per il piano, ma anche ad un clima più sereno sull’intero settore bancario italiano, allineato con l’Europa: nell’ultimo mese l’indice Euro stoxx bancario ha perso l’8,8%, l‘indice Ftse Mib bancario ha fatto solo leggermente peggio (-12,2%) ma è ben lontano dai momenti bui, in cui le banche nostrane erano vendute a piene mani. Unicredit in particolare è allineato proprio con le quotazioni europee, con un -8,76% negli ultimi trenta giorni (e un rialzo del 27% nell’ultimo semestre).
Restano ancora sul tappeto questioni spinose da risolvere, dall’aumento di capitale per le due banche venete (che vedrà necessariamente l’intervento dello Stato) al Montepaschi; in tutti questi casi il pallino è in mano anche, se non soprattutto, alla Bce, ma le banche possono comunque contare sul tesoretto di 20 miliardi di fondi pubblici.
Insomma, il nutrito plotone di banche del consorzio di garanzia di Unicredit dovrebbero avere lavoro semplice: l’inoptato potrebbe essere ridotto all’osso. A favore di questa ipotesi c’è l’andamento del titolo e del diritto a sottoscrivere nuove azioni. Il titolo ha perso ieri il 2,07% ma a quota 12,30 euro è superiore di circa il 35% rispetto al prezzo della nuova azione, che ammonta a 8,09 euro. In quanto ai diritti, venerdì scorso – ultimo giorno di negoziazioni in Borsa – sono saliti del 9 per cento fino a toccare i 12,35 euro.
Chi comprato i diritti (o non li ha venduti) a questo punto dovrebbe convertire, è il ragionamento; in caso contrario butterebbe a mare il valore dei diritti (anche se quelli non esercitati verranno messi all’asta). Certo, bisogna mettere mano al portafoglio e non poco: ci vogliono 5 vecchie azioni per sottoscriverne 13 nuove.
L’attenzione semmai è capire come sarà la mappa dell’azionariato Unicredit, post aumento. Finora l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier ha incassato l’appoggio dell’alleato storico Allianz (circa l’1%). Le due principali Fondazioni (Torino e Verona) scenderanno entrambe all’1,8%, mettendo sul piatto circa 220 milioni, le altre Fondazioni minori hanno a loro volta limato le partecipazioni, senza scomparire.
Complessivamente, non dovrebbero andar troppo lontano dal 4,5-5% del capitale post aumento. Leonardo Del Vecchio invece ha già sottoscritto totalmente la quota di sua competenza (1,7%) mentre si dovrà aspettare la comunicazione ufficiale a chiusura di aumento per capire cosa hanno fatto i grandi fondi (Capital Research aveva il 6,73%, Blackrock poco sotto il 5, per esempio) e gli azionisti di vecchia data, da Aabar (5,04%) ai soci libici (4,22%).
Le scommesse del mercato, ancora una volta, sono per un deciso irrobustimento della componente dei grandi fondi internazionali; uno scenario che, come noto, è molto gradito a Mustier.

Vittoria Puledda

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