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Mussari: banche penalizzate da fisco e norme sul capitale

Il fisco e la grandine di norme (sono 500 i provvedimenti presi solo a livello nazionale negli ultimi 5 anni) penalizzano il reddito delle banche italiane, che devono già fare i conti con una crisi di cui si percepiscono come vittime e con le richieste di rafforzamento del patrimonio sempre maggiori epresse dalla regolamentazione internazionale (Basilea tre, i requisiti Eba) e dai mercati.
Rieletto ieri per un secondo mandato il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari non ha chiesto, nella sua relazione «regole di favore» ma semplicemente regole uguali per tutti, e ha riaffermato che le banche continuano a far affluire fondi all’economia, pur in un momento congiunturale molto duro, nonostante patiscano «quasi 15 punti in più di pressione fiscale effettiva» rispetto alle consorelle europee.
Ad affiancare Mussari, che ieri ha più volte sottolineato l’importanza del metodo collegiale, sarà la nuova squadra di cinque vicepresidenti eletti ieri dal consiglio Abi insieme al nuovo comitato esecutivo: Camillo Venesio (amministratore delegato di Banca del Piemonte), che avrà funzioni vicarie, Giovanni Berneschi (presidente di Banca Carige), Francesco Micheli (presidente di Biis), Mario Sarcinelli (presidente di Dexia Crediop) ed Emilio Zanetti (presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca). Venesio prende il posto di Antonio Patuelli, non più rieleggibile, al quale Mussari ha tributato un ringraziamento non formale per l’azione svolta negli ultimi due anni.
Al presidente del Consiglio Mario Monti Mussari ha ricordato ieri che il governo «non è stato tenero con le banche» ma ha anche confermato il sostegno all’esecutivo, e ha espresso l’auspicio che dopo le elezioni del 2013 ci si muova sulla stessa rotta. Il premier ha ricambiato leggendo nel suo intervento interi stralci del discorso del presidente dell’Abi, condividendone il messaggio e le conclusioni sul ritrovato ruolo di responsabilità della politica.
Per Mussari, la cui rielezione aveva subito una «pausa di riflessione» fra i soci dopo l’inizio dell’inchiesta che ha coinvolto i passati vertici Mps (senza toccare lui personalmente) si tratta di un riconoscimento concreto, se si tiene conto dei momenti tesi nei rapporti con il governo espressi qualche mese fa attraverso le dimissioni presentate da lui e dal comitato di presidenza Abi in polemica con il decreto sulle liberalizzazioni.
Le banche, ha assicurato Mussari, continueranno a sostenere famiglie e imprese (la nuova moratoria ha sospeso già debiti per 3,6 miliardi) e la liquidità ottenuta dalla Bce, «sostitutiva (della minore raccolta internazionale, ndr) e non aggiuntiva» non è stata sottratta all’economia reale. La crisi, intanto, morde, e le sofferenze hanno superato i 110 miliardi di euro.
Quanto al dialogo con i sindacati, il presidente dell’Abi ha aperto ieri a «nuove relazioni industriali» per coinvolgere i lavoratori attraverso un salario la cui parte variabile sia legata alla produttività, aumentando così il secondo livello di contrattazione. «Se io chiedo a un lavoratore che almeno una parte della retribuzione sia capitale di rischio, devo trovare con lui delle modalità affinché sia consapevole di questo rischio e se ne discuta. Questo è il discorso da fare con i sindacati», ha spiegato, riscuotendo un unanime consenso dalle organizzazioni sindacali. Intanto, però, resta da risolvere il problema degli esodati (che interessa circa 17mila lavoratori del comparto bancario), una questione che va ad aggiungersi alle vertenze in corso nei singoli gruppi impegnati nelle ristrutturazioni. Per Mussari «l’evoluzione del quadro complessivo, in cui il ruolo del Fondo esuberi è limitato dalla riforma previdenziale, richiede sforzi ulteriori e nuove misure e un nuovo confronto con i sindacati».
Il presidente Abi si è rivolto al ministro Elsa Fornero, presente in platea, auspicando una soluzione, mentre c’è ancora attesa per i decreti attuativi sul fondo di solidarietà riformato già una prima volta un anno fa.

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