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Mussari (Abi): «Un tetto agli stipendi dei manager»

 

MILANO. Perché non introdurre un meccanismo «con un moltiplicatore rispetto allo stipendio del bancario: così oltre un certo limite non si va»? Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari ieri è intervenuto così sugli emolumenti dei banchieri. Il tema è al centro di molte attenzioni, non ultima quella dei sindacati – che si stanno preparando alle trattative per il rinnovo del contratto dei bancari per il quale hanno chiesto 204 euro di aumento medio –, del governo e della Banca d'Italia. Palazzo Koch potrebbe infatti fissare un tetto ai bonus dei banchieri quando «sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale», si legge nella bozza del dl Sviluppo che oggi sarà all'esame del Consiglio dei ministri. La Banca d'Italia, infatti, come si legge, «può fissare limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nei soggetti abilitati, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale».

Ma tornando alla proposta di Mussari, il moltiplicatore proposto «dovrebbe prescindere dall'andamento del bilancio della banca per evitare che cresca in modo esponenziale in anni particolarmente positivi». Quanto ai suoi emolumenti al Monte dei Paschi, Mussari ha spiegato che sono di «700mila euro lordi», senza fare menzione del gettone spettante al presidente Abi. «Ritengo di essere pagato molto», ha commentato.

A proposito dell'aut aut che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti fece all'inizio della crisi – banchieri a casa o in galera, in caso di fallimento – nella sua analisi il presidente dell'Abi ha sottolineato che bisogna però specificare «non quelli italiani. Le banche italiane hanno fatto serenamente il loro lavoro. Questa coerenza è la dimostrazione con i fatti che le banche del nostro Paese fanno un lavoro diverso e ha portato il ministro dell'Economia ad avere un atteggiamento molto diverso nei confronti degli istituti bancari italiani».

La riflessione sugli emolumenti dei banchieri arriva all'indomani dei dati Istat sulle retribuzioni che hanno messo in evidenza come il settore finanza e assicurazioni sia quello maggiormente in sofferenza. In febbraio, secondo l'istituto di statistica, nelle grandi imprese la retribuzione lorda per dipendente (al netto della Cig) su base annua è scesa del 2,8% e il costo del lavoro per dipendente (al netto della Cig) del 2,7%. Questo risultato, secondo l'Istat, è in gran parte dovuto al calo nel settore delle attività finanziarie e assicurative (-13,7%), una riduzione riconducibile prevalentemente alla mancata erogazione di premi e gratifiche, invece rilevanti nel febbraio 2010, nonchè al venire meno dell'effetto degli incentivi all'esodo corrisposti lo scorso anno.

I dati statistici preoccupano la Fisac Cgil che ricorda che i lavoratori del settore bancario vengono da un biennio, 2009-2010, in cui hanno visto crescere nel 2010 nominalmente il salario dell'1,9%, sostanzialmente pari all'inflazione, cioè mediamente 700 euro lordi annui per ogni lavoratore. Prendendo come riferimento i compensi dei top manager e dei banchieri dei primi 10 gruppi bancari si può vedere che «per loro i compensi nel 2010 crescono mediamente di un +8,5%, cioè 4 volte più del salario di un lavoratore, per un valore medio di 241mila euro in più nel 2010 rispetto al 2009, poiché i compensi medi passano da 2 milioni 843mila a 3 milioni e 84mila – dice il segretario generale della Fisac, Agostino Megale –. Non è accettabile che mentre nella crisi crescono le diseguaglianze e i lavoratori dipendenti si impoveriscono, i top manager delle banche pensino di rinnovare il contratto del credito senza garantire il recupero pieno e totale dell'inflazione reale. È tempo di porre un tetto agli stipendi dei top manager e dei banchieri».

 

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