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Musica senza copyright dai dentisti ma non in albergo

di Marina Castellaneta

Non è una comunicazione al pubblico la diffusione di musica usata come sottofondo in uno studio dentistico e, di conseguenza, il professionista non deve corrispondere un compenso ai produttori fonografici. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue in una sentenza di ieri (C-135/10) su rinvio pregiudiziale della Corte d'appello di Torino investita di una controversia tra uno studio dentistico e la società consortile fonografici che rivendicava un equo compenso per la diffusione della musica nello studio. Una posizione non accolta dalla Corte Ue.
È vero – osservano gli eurogiudici – che il professionista aveva diffuso la musica a più persone, ma i clienti dello studio non costituiscono un pubblico, entità che, in base al diritto Ue, deve essere costituita da un numero considerevole di persone. Non è questo il caso degli studi medici nei quali è presente «un complesso di persone determinate», ma di scarsa consistenza numerica. Poco importa che più clienti si succedano nel corso della giornata tanto più che, in passato, la Corte ha sottolineato che è rilevante non soltanto sapere «quante persone abbiano accesso contemporaneamente alla medesima opera, ma altresì quante fra di esse abbiano accesso alla stessa successione». Escluso, poi, il carattere lucrativo della diffusione di fonogrammi che non è certo collegata alla prassi delle cure dentistiche e non comporta un incremento degli introiti del professionista.
Una conclusione che sarà guardata con favore dai professionisti che, con il via libera della Corte, possono diffondere musica in sottofondo senza essere tenuti a versare un equo compenso.
Diversa, invece, la conclusione raggiunta da Lussemburgo per gli albergatori (C-162/10). In questo caso, la Corte, chiamata in causa dai giudici irlandesi alle prese con un'azione avviata dalla società di gestione collettiva dei diritti dei produttori di fonogrammi nei confronti dei gestori di alberghi non tenuti a versare un equo compenso per l'utilizzo di fonogrammi nelle camere delle strutture secondo il diritto interno, ha ritenuto che la remunerazione fosse invece dovuta.
Questo perché, in questo caso, i clienti dell'albergo sono un numero indeterminato e rilevante di destinatari potenziali. Non è, però, solo la nozione di pubblico a far pendere l'ago della bilancia a vantaggio della società di gestione dei diritti d'autore, ma anche il carattere lucrativo dell'attività di diffusione perché l'offerta del servizio può influire sulla classificazione della categoria dell'albergo e sul prezzo delle camere.
La Corte, poi, elimina ogni discrezionalità degli Stati che non possono esentare i gestori degli alberghi dall'obbligo di versare l'equo compenso perché ciò sarebbe contrario alla direttiva 2006/115 sul diritto di noleggio connesso al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale.

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