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Muro Ue contro il referendum

Il premier greco Georges Papandreou ha sconvolto i governi, non solo europei, e ha affondato i mercati con l'annuncio inatteso, lunedì sera, del ricorso a un referendum e al voto di fiducia in parlamento sul piano di aiuti da 110 miliardi di Ue, Bce e Fmi. L'accordo raggiunto dai greci con l'Unione europea il 26 e 27 ottobre a Bruxelles è stato in effetti molto criticato nel paese ellenico, perché ritenuto una rinuncia de facto al principio di sovranità nazionale.

I greci «vogliono l'adozione di un nuovo accordo o sono contrari? Se i greci non lo vogliono, non sarà adottato», ha dichiarato il primo ministro davanti al gruppo parlamentare del partito socialista greco (Pasok). Secondo fonti governative di Atene, la consultazione referendaria, la prima organizzata nel paese dall'abolizione della monarchia nel 1974, dovrebbe svolgersi «verso gennaio».

Quale sia lo scopo di questa operazione non è ancora del tutto chiaro: il no dei greci al piano è scontato. Papandreou vuole uscire dall'euro, grazie al voto del popolo? O vuole alzare la posta delle sue richieste?

Per ora il risultato è che, all'unisono, capi di stato e di governo, organismi internazionali, istituti di credito e di rating hanno replicato con un coro di no al referendum.

Ma intanto i mercati sono crollati anche ieri, perché l'esito del referendum greco potrebbe affossare le speranze delle banche, soprattutto francesi e tedesche, di uscire «solo» con conseguenze pesanti dall'haircut concordato nel vertice di Bruxelles della settimana scorsa. Non a caso, l'associazione che rappresenta i «privati» detentori di titoli di stato della Grecia, prevalentemente banche, ha cercato di rassicurare i mercati, affermando di voler andare avanti con il piano che prevede una pesante ristrutturazione volontaria sul debito pubblico del paese. Il taglio del 50% del valore dei bond greci in portafoglio, osteggiato fino a pochi giorni fa, ora viene visto come il minore dei mali.

L'allarme è comunque alle stelle. Se le istituzioni europee mantengono ancora un linguaggio diplomatico («Siamo pienamente fiduciosi che la Grecia onorerà gli impegni che ha preso in relazione all'area euro e alla comunità internazionale», hanno sostenuto ieri in una dichiarazione congiunta il presidente dell'Unione europea, Herman Van Rompuy e il presidente della commissione Ue, Josè Manuel Barroso), Francia e Germania non vogliono perdere tempo. Oggi a Cannes, alla vigilia del vertice del G20, incontreranno Papandreou, insieme a Ue e Fmi. Merkel e Sarkozy sono convinti che le decisioni Ue del 26 ottobre sono «ancora più necessarie dopo l'annuncio del referendum greco» e che «consentiranno alla Grecia di tornare a una crescita sostenibile».


 

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