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Murdoch, slitta l’affare BskyB

di Leonardo Maisano

Solo gli inguaribili ottimisti credono che possa essere un arrivederci. Il distacco anticipato nei giorni scorsi di Rupert Murdoch da BskyB da ieri ha il sapore dell'addio per l'aggravarsi di una crisi che esce dai limiti delle intercettazioni di News of the World e si fa approccio di sistema da parte di News International, le attività inglesi dell'editore australiano. Un sospetto che nasce dalla notizia circolata ieri secondo cui il Sunday Times e il Sun (il domenicale di qualità del gruppo e il tabloid più popolare) avrebbero usato mezzi illeciti per indagare nella vita dell'ex premier Gordon Brown. Per dieci anni – secondo quanto trapelato – l'ex premier laburista sarebbe stato nel mirino di inchieste a dir poco irrituali da parte dei media, talvolta del tutto illegali, talvolta "solo" violazioni della privacy. In alcuni casi un investigatore, secondo quanto sostiene il Guardian, si sarebbe appoggiato ad un agente di polizia per avere accesso a notizie sul capo del governo. In sei occasioni, secondo la società di mutuo immobiliare Abbey National, documenti di Gordon Brown relativi alle sue proprietà erano stati letti illecitamente da persone che agivano per conto del Sunday Times. Lo stesso era accaduto allo studio legale Allen & Overy, ingannato e indotto a fornire dettagli riservati relativi al premier. Particolari sulla storia sanitaria del figlio di Gordon e Sarah Brown erano stati ugualmente recuperati, con procedure non consentite, e pubblicati dal Sun, diretto in quei giorni da Rebekah Brooks, il ceo di News International.

Se non ce n'è abbastanza per far gridare a un Watergate in miniatura come qualche media inglese ha già fatto, ci sono tutti gli estremi per l'esplosione del caso ben oltre i confini del News of the World. È quello che sostiene il deputato laburista Tom Watson, secondo cui attività illegali «erano istituzionalizzate» all'interno di News International. Un sospetto che cresce nelle stesse ore in cui il lungo braccio di ferro sul destino di BskyB si è definito. È stato lo stesso Rupert Murdoch, arrivato domenica a Londra, a disegnarlo con una mossa a sorpresa. News International ha tolto dall'imbarazzo il Governo di David Cameron sfidando la Gran Bretagna tutta. La società ha cioè chiesto di sottoporre la richiesta di acquisizione della pay tv alla Competition Commission (l'Antitrust). Era la decisione che il ministro della cultura Jeremy Hunt doveva adottare ma che aveva deciso di rinviare, seppure con un escamotage, per capire i destini del caso News of the World. L'editore australiano ha evitato i tentennamenti e ha scelto di procedere subito lui stesso con la scelta che più sembrava temere. Per evitare di finire all'Antirust, infatti, Murdoch si era detto disposto a cedere Sky News, il canale politicamente più sensibile – è all news – ma economicamente meno appetibile.

Da ieri la sua offerta è rientrata: Sky News resta nei suoi piani e discuterà con la Competition Commission i destini del suo gruppo. Spera di farcela? Evidentemente sì. Spera cioè di avere un via libera analogo a quello che gli ha già garantito la Commissione europea. «La differenza fondamentale – ha commentato un portavoce dell'Authority britannica – è che noi dobbiamo fare anche valutazioni diverse, ad esempio sulla pluralità dell'offerta informativa nel Paese». In altre parole una diversificazione e un equilibrio di news che potrebbe non essere compatibile con il pugno di Rupert Murdoch sui media britannici. News International controlla, lo ricordiamo, Times, Sunday Times, Sun e fino all'altro ieri News of the World, testata destinata a rinascere sotto un nuovo marchio. La commissione ha 24 settimane di tempo per esprimersi, troppe per tenere in vita l'accordo su BskyB così come Rupert Murdoch lo aveva immaginato. E per questo ieri il titolo è caduto fino a 700 pence per rimbalzare di qualche punto in chiusura.

 

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