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Murdoch divide in due il suo impero potrebbe cedere giornali e libri

LONDRA — Rupert Murdoch divide in due il suo impero, chiude il primo quotidiano creato per l’i-Pad, perde uno dei suoi manager. Una ristrutturazione da cima a fondo, una nuova scossa di assestamento dopo che il terremoto del Tabloidgate ha costretto sulla difensiva il grande magnate dell’editoria. A un certo punto era sembrato che perfino l’81enne tycoon, su pressioni degli azionisti, sarebbe stato costretto a farsi da parte, e in certa misura ha effettivamente ridotto le sue responsabilità e quelle del figlio James. Ma il cambiamento annunciato ieri suscita un nuovo interrogativo: Murdoch ha separato in due tronconi la sua multinazionale mediatica, da una parte tivù e cinema, dall’altra giornali e libri, perché è più logico oppure perché prepara mosse a sorpresa, come la vendita della metà meno redditizia e dal futuro più incerto, ovvero la carta?
Di certo c’è che ha ridisegnato il suo impero. Da un lato una nuova società chiamata Fox Group, che include la casa di produzione cinematografica Twenty Century Fox e i canali televisivi Fox negli Usa, Sky in Gran Bretagna, in Italia e in altri paesi; dall’altro una società che conserva il vecchio nome di News Corporation e che comprende le attività editoriali, il Wall Street Journale il New York Post negli Usa, il Times e il Sun nel Regno Unito, decine di testate in mezzo mondo e la casa editrice Harper Collins. A capo della parte editoriale sarà chiamato Robert Thomson, direttore del Wall Street Journal, ex-direttore del Timesdi Londra, un fedelissimo di Murdoch. Una nomina che ha provocato le dimissioni di Tom Mockridge, ex ad di Sky Italia, catapultatato a Londra nel luglio 2011 per guidare News International, la filiale britannica del gruppo, travolta dall’inchiesta sulle intercettazioni illecite, che ha portato all’arresto e all’incriminazione di Rebekah Brooks, fino ad allora l’ad di News Internationaled ex-direttrice del News of the World, il domenicale più letto del regno, chiuso da Murdoch per cercare di spegnere lo scandalo. Mockridge, si dice, puntava all’incarico andato a Thomson e se n’è andato per questo.
Murdoch presenta la ristrutturazione come una scelta “romantica”, perché «il potere della parola scritta è stato con me tutta la vita», facendo intendere che gli fa piacere riunire tutti i suoi giornali in una scuderia separata. Ma le decisioni del magnate sono dettate più spesso dal portafoglio che dal cuore e a Londra si dice che potrebbe avere diviso l’impero per cederne una parte, i giornali appunto, e concentrarsi sulle tivù, oppure per allontanare le accuse di eccessiva concentrazione mediatica, mentre pensa a fare altri acquisti di giornali, tra cui non si esclude un assalto al Financial Times.
Intanto però Murdoch ha chiuso dopo meno di due anni The Daily, il primo quotidiano nato per l’iPad: «Un coraggioso esperimento», lo definisce, «ma sfortunatamente abbiamo verificato che non è possibile trovare un’audience sufficientemente vasta perché questo modello di business fosse sostenibile nel lungo periodo». Non ci sono lavori in corso solo al gruppo Murdoch, tuttavia: il New York Times ha annunciato nuovi tagli, offrendo incentivi a 30 giornalisti per lasciare il posto volontariamente. In caso contrario la direttrice Jill Abramson, prima donna a occupare l’ambita poltrona del quotidiano newyorchese, sarà costretta ai licenziamenti.

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