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Multinazionali, vince la «new economy»

Quello delle grandi multinazionali è un universo relativamente chiuso. Di anno in anno cambia poco, anche se l’indagine di R&S-Mediobanca oggi, per la prima volta, ne conta più di 400. Ma il vero fenomeno, in un quadro relativamente statico, è quello delle software & web companies che sono cresciute a palla negli ultimi anni fino a imporsi sulle altre sotto tutti i profili. Nell’universo censito, R&S-Mediobanca ne ha individuate 21: mediamente sono ancora relativamente “piccole” rispetto alle multinazionali tradizionali, ma negli ultimi cinque anni hanno allargato molto più velocemente le loro dimensioni, sia in termini di giro d’affari che di occupati. Naturalmente più “giovani”, investono di più in ricerca e godono di una migliore redditività. Non solo, sono anche patrimonialmente più solide e più liquide. Un mondo – idealmente quello nato da chi ha vinto la sfida della new economy, che è ancora dominato dalle società statunitensi, incalzate però a distanza dalle cinesi che – tutto è relativo – si muovono ancora più velocemente delle altre.
L’aggregato
Nel gruppo delle 21 società individuate otto si occupano di commercio elettronico (Amazon in testa con 73,4 miliardi di euro di giro d’affari), sei sono produttrici di software (per fatturato la prima è Microsoft con 71,5 miliardi di euro), cinque sono Internet companies (la prima è Google con 54,4 miliardi di ricavi), due sviluppano software per l’entertainment interattivo (la giapponese Nintendo con 3,8 miliardi di entrate. poco avanti la statunitense Activision Blizzard che fattura 3,6 miliardi). Con 298,5 miliardi di giro d’affari complessivo il panorama è dominato dagli Usa. Segue, a distanza, la Cina (42,5 miliardi). La Germania, con la sola Sap (fondata da quattro ex Ibm), movimenta 17,5 miliardi. Infine, c’è il Giappone con 7,9 miliardi .
La classifica
Per giro d’affari Amazon (73,4 miliardi) nel 2014 ha scalzato dal gradino più alto del podio Microsoft (71,5), nonostante la creatura di Bill Gates si sia allargata a ricomprendere i telefonini di Nokia che, con 9,6 miliardi, contribuiscono al 13,4% dei ricavi complessivi del gruppo. In terza posizione, stabile, Google (54,4). Nella top 10, con 10,3 miliardi di euro di fatturato, entra Facebook, che guadagna due posizioni salendo al nono posto.
Fuori classifica i giganti Apple e Samsung, che per dimensioni se la giocano (la prima lo scorso anno ha fatturato 150,6 miliardi di euro, la seconda 155,7). “Scorporando la divisione software della Apple (14,9 miliardi di euro di ricavi) si otterrebbe la settima società in graduatoria (l’azienda coreana, invece, a riguardo non fornisce dettagli sufficienti).
Mettendo in fila le società per redditività (il parametro è il margine operativo netto sul fatturato) la classifica si rivoluziona: prima è Facebook con un margine operativo del 40,1%, penultima Amazon con appena lo 0,2%. Per la cronaca, Apple (28,5% di margine) è più redditizia di Samsung (13,4%). In generale primeggiano le software houses (31,1% il margine settoriale), a seguire i servizi Internet (27,1%), poi il comparto entertainment (15,4%) e infine l’e.commerce (7%).
La crescita
Negli ultimi cinque anni le software & web companies hanno triplicato le loro dimensioni (+219,6% il totale dell’attivo tangibile). Le cinesi, per l’appunto, crescono più velocemente. Basti pensare che le società di e.commerce Alibaba e JD.com negli ultimi tre anni hanno aumentato l’attivo tangibile, rispettivamente, del 484,2% e del 438,2%, il motore di ricerca Baidu del 293,5%.
In cinque anni i ricavi dell’aggregato sono aumentati del 145,2%, contro il 58,9% delle società dell’energia, il 32,5% delle manifatturiere, il 19,4% delle utilities, il 14,2% delle tlc. Stessa storia sul fronte occupazionale: 477mila assunzioni nel quinquennio per le software & web companies, con un incremento dell’organico del 109,3%. Confronto impietoso rispetto alle altre: +14,1% le industriali, +4,7% le energetiche, -1,8% le tlc, -9,3% le utilities. Qualche incidente di percorso comunque c’è: per esempio Microsoft nell’ultimo anno ha lasciato a casa il 20% della forza lavoro (molto è legato all’acquisizione di Nokia, che non è stata ben digerita).
Una crescita che in generale non ha sacrificato la redditività (21,1% il margine operativo netto sul fatturato 2014, ancora il doppio delle altre, seppure all’interno di un trend calante negli ultimi anni), l’innovazione (13,3% l’incidenza delle spese di ricerca e sviluppo sul fatturato del 2014, dietro solo al 14,2% della farmaceutica), la solidità patrimoniale (capitale netto, al top, pari al 316,5% dei debiti finanziari), e la cassa (con una liquidità pari a oltre due volte il debito, staccano nettamente le altre per capacità di fare shopping).
In Borsa
Prevalentemente matricole recenti, le software & web companies per crescere hanno confidato nel mercato più che nelle banche. Ma in Borsa i fondatori non hanno perso il controllo. Google ha fatto scuola con le azioni a voto multiplo e, a seguire, tutte le altre Ipo l’hanno imitata.
Cosa c’è in Italia
Prevalentemente a Milano e dintorni ci sono le propaggini delle grandi software & web companies che, complessivamente, producono 1,2 miliardi di ricavi (lo 0,3% del totale globale) e occupano 4.200 addetti.

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