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Multinazionali americane in fuga dai paradisi fiscali

Inizia la fuga delle multinazionali americane dai paradisi fiscali a nulla tassazione. Google, Facebook, Microsoft e molti altri colossi americani stanno infatti spostando sedi dai paradisi fiscali a tassazione vicina allo 0% a quelli con una bassa tassazione come: Singapore, Olanda, Irlanda e Lussemburgo (si veda tabella in pagina). Giurisdizioni che sono considerate più «legittime» dal punto di vista fiscale, rispetto alle Isole Cayman o alle Bahamas, ma che rimangono sempre centri offshore internazionali. Fuggono in risposta alle normative dell’Ue e alle recenti (e costanti) indagine fiscali portate avanti da Margrethe Vestager, commissario per la competizione Ue (Apple, McDonald’s, Fiat). Per non avere, dunque, problemi futuri e convocazioni o multe da parte dell’Unione Europea molte multinazionali stanno cercando di spostare le loro sedi, da paradisi fiscali extra Ue a paradisi fiscali Ue. Spostamento possibile grazie alla stessa Commissione europea e alla sua lista dei paradisi fiscali extra Unione. Nel 2017, durante l’Ecofin di dicembre, si annunciò la lista di tutti quei Paesi extra Ue non fiscalmente compliant con gli standard dell’Unione, decidendo di escludere arbitrariamente, tutti gli stati membri. Questa decisione, da una parte ha messo al sicuro molti paradisi fiscali europei e dall’altra li sta rendendo la meta preferita delle multinazionali americane. Questo travaso è stato possibile anche perché i paradisi fiscali dell’Ue da tempo stanno cercando di sembra giurisdizioni fiscalmente immacolate, cercando di ripulirsi l’immagine. Operazione possibile grazie all’inserimento, all’interno delle loro strutture fiscali, di piccoli accorgimenti per cercare di limitare le pratiche fiscali aggressive. L’immagine rinnovata, la tassazione bassa ma non troppo, sistemi legali che si aggirano con molta facilità, e la protezione dell’Unione Europea stanno dunque attraendo sempre più multinazionali. Tra i paradisi fiscali Ue, il più gettonato rimane l’Irlanda con una tassazione del 12.5% e il suo «Double Irish». A livello internazionale Singapore sta invece diventando la meta più ambita, con una tassazione al 17% e un sistema legislativo di stampo inglese. Se dunque da una parte Irlanda e Singapore stanno salendo nella classifica di gradimento delle multinazionali, la Svizzera vede un calo della sua attrattività (-7% delle attività). Il declino della Svizzera è però riconducibile a diverse controversie fiscali. Lo scontro con gli Stati Uniti e i vari scandali fiscali hanno messo troppo sotto i riflettori la confederazione elvetica. Ma la Svizzera non è la sola giurisdizione a essere stata abbandonata dalle multinazionali: Panama e Caraibi sono stati stanno infatti perdendo il 67% delle attività perché non risultano essere così attraenti rispetto a paesi più grandi e più maturi.

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