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Multi servizi avanti tutta

Grandi possibilità di sviluppo con la regolamentazione del facility management. Ha, finalmente, intrapreso il suo iter legislativo la proposta di legge presentata da 11 deputati, per una maggiore regolamentazione e tutela in materia di servizi, anche integrati, di gestione degli immobili e i bandi di appalto a essi relativi.

Questione rispondente alle esigenze avanzate da più parti.

Il settore vive una fase di profondo sviluppo: negli ultimi 3-4 anni, a fronte di una generale flessione dei tassi di crescita della sfera occupazionale nel Paese, il comparto multi servizi sta facendo registrare più discreti incrementi di fatturato, capacità occupazionale e nuove potenzialità di investimento. Secondo i dati del Centro studi Cnai i lavoratori occupati in attività di gestione, manutenzione e valorizzazione dei patrimoni immobiliari e urbani pubblici e privati, superano le 2.500.000 unità (di cui 600 mila solo nel comparto delle pulizie), con floride previsioni per il futuro: anche 300 mila lavoratori in più nel breve periodo. A patto però che i servizi siano tutelati da un impianto normativo finalmente certo e definito.

La proposta ha tra le sue aspettative più stringenti, colmare il vuoto legislativo riguardo un comparto dal valore ponderale crescente e dalle potenzialità ancora da sviluppare: basti ricordare che il 45% della totalità degli appalti pubblici è prerogativa dei servizi di pulizia e igiene ambientale e che tra il 2007 e il 2011 il numero di bandi pubblici congruenti a tale categoria ha registrato un aumento del 51%, con importi saliti, nello stesso periodo, da 27 miliardi a 38 miliardi di euro. «Il mio augurio è che la legge sia approvata in via definitiva entro il primo semestre 2015», commenta il presidente Cnai Orazio Di Renzo, «potrebbe sembrare una stima ottimistica, soprattutto a constatare la velocità dell’attuale legislatura, ma ciò dimostra quanto sia pressante l’esigenza di una normativa specifica, che non solo regolamenti il settore, ma sia di impulso e sostegno alle evidenti forze inespresse. L’attuale situazione è non più gestibile ed è bene che il legislatore metta finalmente mano a un settore troppo spesso abbandonato a se stesso: ambito in cui non sono assolutamente sporadiche le proposte (a bandi, ndr) che definire «anomale» è un eufemismo», ancora il presidente Di Renzo, «ponendo finalmente un freno, di conseguenza, all’attuale, eccessiva, frammentazione delle stazioni appaltanti e alla bassa qualità percepita in ambito giuridico e tecnico della domanda pubblica; basti pensare che il nostro Centro Studi stima, in ambito europeo, un volume latente di affari che sfiora i 150 miliardi di euro».

La proposta di legge, muovendosi perfettamente all’interno dei confini delineati dai parametri europei delle direttive sugli appalti, prevede una globale regolarizzazione del campo del facility management attraverso una serie di misure sostanziali: favorendo una maggiore liberalizzazione dei servizi di gestione degli immobili, razionalizzando le procedure ad evidenza pubblica secondo principi di riduzione dei costi, favorendo l’occupazione regolare a scapito del sempre presente mercato sommerso.

Si è visto come il settore pubblico sia ancora il bacino di maggiore attività delle aziende dei servizi. A tal proposito, la proposta interviene con l’obiettivo di favorire la razionalizzazione e l’efficacia della produttività attraverso il principio di predilezione dell’offerta economicamente più convenevole, procedendo al contempo alla verifica puntuale delle offerte di consistenza anomala (istituendo, ad esempio, un parametro precipuo per il calcolo della congruità delle offerte presentate). Per il disciplinamento dei bandi è istituito l’obbligo negli stessi di riportare requisiti di partecipazione oggettivi ed un disciplinare del cambio appalto al fine di tutelare l’equità concorrenziale.

Altra via di intervento sempre legata alla p.a. è l’annosa e sempre attuale questione del ritardo nei pagamenti per i servizi erogati: è proposta l’istituzione di una «forma di responsabilità solidale» della stazioni appaltanti nel caso di preterito versamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali e il delineamento di un’apposita disciplina per assistere l’accesso al credito da parte delle aziende del settore. Particolare cura è infatti da prestare al fatto che le imprese sono ad alta intensità di lavoro, ossia i costi sono rappresentati per la quasi totalità dalle retribuzioni e dai contributi da versare ai lavoratori, non disponendo di asset o beni tali da garantire un agevole diritto creditizio. Il committente dell’appalto dovrà così fornire un’attestazione di avvenuta e regolare esecuzione delle attività all’impresa fornitrice del servizio: «Le aziende del settore, come noto, sono labour intensive, quindi è appropriato – se non doveroso – che siano in possesso di una dichiarazione formale circa la certezza, esigibilità e liquidità del credito sfruttabile come garanzia nel mercato creditizio; a ciò si aggiunga poi il fatto che spesso l’impossibilità di accesso al credito non dipende da mancanze o incapacità dell’azienda, ma dai mostruosi crediti che queste possono vantare nei confronti della p.a.», afferma ancora il presidente Di Renzo. Nei 14 articoli della proposta di legge trova poi spazio il potenziamento e sviluppo del settore in ambito di formazione: sia prevedendo che il Legislatore intervenga con la creazione di uno specifico indirizzo formativo per i percorsi di studio degli istituti professionali, sia istituendo corsi di formazione professionale a livello regionale. «In un Paese in cui tutti si riempiono la bocca di parole come “rinnovamento” e “cambiamento», noi come Cnai agiamo concretamente nel mercato del lavoro e ben sappiamo quanto importante sia investire nell’innovazione e formazione dei servizi integrati: ciò non può far altro che elevare gli standard qualitativi di un ambito trainante quale quello del facility management, con palesi vantaggiose ricadute, non solo nel campo dei multi servizi, ma sull’intero Paese», conclude il presidente Cnai Di Renzo.

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