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Multe, tasse, servizi: il cruscotto dei capoluoghi

Gli indicatori economici, ambientali e di welfare nelle 25 città dove si è votato per il primo turno
Dalla mobilità alla sicurezza, dai servizi ai cittadini alla cura degli spazi, dalle tasse alle multe. Sono questi i principali quadri del cruscotto che gli amministratori comunali devono azionare per gestire le città e innalzarne la qualità complessiva. Ambiti sui quali saranno messi alla prova in particolare quei sindaci chiamati o confermati al governo dei Comuni dove ieri si è votato.
Su 1.342 centri coinvolti, ben sette sono capoluoghi di regione e 18 di provincia: sui “numeri” di questi 25 Il Sole 24 Ore ha indagato per offrire una fotografia sinottica sulle tematiche in primo piano.
Mobilità e ambiente
Traffico e mobilità alternativa sono al centro dei programmi degli amministratori della vita urbana e qui – stando all’ultimo rapporto Istat – si nota una ripresa della domanda (192 passeggeri per abitante nel 2014 contro i 190 del 2013), complice l’inizio della ripresa delle attività dopo il tunnel della crisi. In questo settore è Milano a sbaragliare tutti, con un indice oltre il doppio della media (460), a conferma del dinamismo che la caratterizza. Tuttavia Area C e potenziamento del trasporto pubblico locale (Tpl) o del car sharing non sono serviti a risparmiarle la pressione degli spostamenti privati, visto che tra i 25 capoluoghi è seconda solo a Napoli per densità veicolare (con rispettivamente oltre 5mila e 6mila mezzi per kmq). Tanta strada da fare invece per il Tpl nei centri del Sud come Carbonia, Brindisi, Crotone o Caserta.
Strettamente collegato al tema del traffico è quello della qualità dell’aria. Il problema della concentrazione di polveri sottili resta all’ordine del giorno e chi occuperà la poltrona di sindaco farà bene a metterlo in agenda subito senza aspettare l’autunno con gli immancabili allarmi smog. I superamenti del limite dei 35 giorni (indicato come soglia dalla normativa) della media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo sono ancora numerosi in molte città italiane e tra le 25 in questione spiccano in particolare quelle del Nord (come Milano o Torino, dati Istat 2014).
Un rimedio potrebbe essere una migliore pianificazione degli spazi verdi fruibili dai cittadini, tanto più che i 25 Comuni capoluogo ne offrono una quota ampiamente al di sotto della media nazionale (circa 30 mq per abitante).
Da non trascurare poi la questione idrica, visto che le perdite nelle reti comunali superano un terzo dell’immesso e alcune delle 25 città considerate arrivano a “sprecarne” circa la metà.
Servizi e sicurezza
Altra voce alla quale mettere mano è quella dei servizi ai cittadini. A partire dagli asili nido: quelli comunali od operativi grazie a contributi locali riescono a soddisfare poco più di un decimo della domanda, salvo le eccellenze di Bologna o Ravenna, dove si arriva al 33 e al 25 per cento.
Buoni voti nella raccolta differenziata, dove l’Italia si sta avvicinando al 40% dei rifiuti urbani raccolti: qui oltre a Pordenone e Novara (all’80 e al 68%) anche molte città del Sud (Salerno, Benevento o Carbonia) superano di netto la media nazionale.
E da ultimo, ma non meno importante, il nodo della sicurezza: è vero che il trend dei reati è in calo, ma subire un furto per strada o in casa cambia molto la percezione della qualità della vita urbana. Sotto tiro ci sono soprattutto i centri di maggiori dimensioni. Le statistiche sono di livello provinciale, ma possono suggerire ai nuovi (o vecchi) primi cittadini a rivedere il governo del territorio in un’ottica di concertazione con le altre istituzioni in campo.

Rossella Cadeo

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