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Multe stradali, l’Europa scivola sullo scambio dati

L’Europa scivola sulle multe stradali. Tutto il sistema di scambio dati tra Paesi deve essere riscritto a causa di un difetto di impostazione formale della direttiva 2011/82 che lo ha disciplinato. Lo ha deciso la Corte di giustizia europea, Grande sezione, con la sentenza del 6 maggio 2014, secondo la quale un disciplina comune sulle multe stradali europee non si può basare sul concetto di cooperazione di polizia ma su quello della sicurezza dei trasporti. Ma per fortuna gli effetti del provvedimento resteranno validi per un anno in attesa delle nuova normativa corretta.

Una vera e propria doccia fredda, dunque, per la sicurezza stradale. Con il recepimento della direttiva 2011/82/Ue i vari paesi stavano infatti già organizzando una rete di scambio dei dati dei proprietari dei veicoli, che consentirà di perseguire i trasgressori oltre i confini nazionali.

In Italia la direttiva è stata appena recepita con il decreto legislativo n. 37 del 4 marzo 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2014. Ora tutto subirà un brusco rallentamento in attesa dell’approvazione urgente del nuovo provvedimento.

Sono otto le tipologie di violazione sotto osservazione. Eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza, mancato arresto davanti a un semaforo rosso, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti, mancato uso del casco protettivo, utilizzo di una corsia vietata, uso indebito di cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida. Gli organi di polizia dovranno trasmettere telematicamente alla motorizzazione le richieste di dati relativi stranieri. Le autorità nazionali designate per lo scambio dei dati potranno accedere, tramite il punto di contatto dell’altro stato, ai dati di immatricolazione dei veicoli, comprese le informazioni sui proprietari o titolari del mezzo. Una volta ottenuti i dati richiesti, dovrà essere inviata al proprietario, all’intestatario del veicolo o alla persona altrimenti individuata come autore dell’infrazione una lettera d’informazione, redatta secondo il modello di cui all’allegato 1 del decreto legislativo n. 37/2014.

Il documento dovrà includere ogni informazione pertinente quale, in particolare, la natura dell’infrazione in materia di sicurezza stradale, il luogo, la data e l’ora dell’infrazione, il riferimento all’articolo del codice stradale violato, la relativa sanzione. Il proprietario sarà invitato a rispondere ad alcune domande sulla violazione accertata e dovrà essere reso edotto della possibilità di proporre ricorso. Con la pubblicazione delle sentenza i tempi dell’avvio di questa procedura si allungheranno inevitabilmente.

Alla base della decisione della Corte la scelta del fondamento giuridico della direttiva 2011/82. Non si tratta di cooperazione di polizia ma di sicurezza dei trasporti, specifica chiaramente il collegio. Quindi occorre annullare la complessa direttiva mantenendo però in vigore gli effetti della stessa per un limite massimo di tempo di 12 mesi. In buona sostanza entro un anno andrà adottata una nuova direttiva basate su un fondamento giuridico corretto.

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