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Multe a chi paga tardi le fatture

Provate a pagare in ritardo una fattura qui in Francia e vedrete che cosa vi succede. Se vi va bene, se cioè la direttrice della Dgccrf, Direction générale de la concourrence, de la consommation et de la repression de fraude, la severissima madame Nathalie Homobono, una delle poche donne alla guida di una direzione generale del ministero dell’economia, è convinta che si tratta di una difficoltà momentanea di pagamento e se vi precipitate a onorare i vostri debiti, allora potrete cavarvela con una multa che può arrivare, per legge, fino a 375 mila euro a seconda dell’ammontare della fattura.

Se, invece, il ritardo supera i 13 giorni, che è la media nazionale, rispetto ai 60 fissati dalla legge (e dalle norme europee), e soprattutto, se siete dei recidivi, dei cattivi pagatori, mauvais payeurs, come si dice qui, allora alla multa dovrete aggiungere la pubblicazione sul bollettino e sul sito della Direzione antifrode.

Con tutte le conseguenze del caso in termini di buona reputazione, relazione con i clienti e con le banche creditrici. Insomma, rischiate una sanzione ancora più grave e definitiva: quella del mercato.

Ne sa qualcosa, per dire, il calzaturificio San Marina, che fa parte di una holding commerciale specializzata nel franchising dell’abbigliamento, il gruppo Vivarte, le géant de la mode à petit prix, 2,4 miliardi di fatturato, 14 marchi (tra cui il più noto Kookai) ma una situazione debitoria al limite della bancarotta, condannata a pagare una multa di 332 mila euro e a finire sul bollettino dell’Antifrode nella lista dei cattivi con gran disdoro per il nuovo amministratore delegato, Stephane Maquaire, che sta tentando in tutti i modi di salvare Vivarte e le sue controllate.

Ne sa qualcosa anche Bernard Arnault, il re della moda e del lusso, che ha appena concordato una multa di 400 milioni di euro con il fisco per la fallita scalata al gruppo Hermès (si veda ItaliaOggi del 13 ottobre) e che si è visto recapitare dalla Direzione antifrode un’altra ammenda di 100 mila euro per certe fatture della sua casa vinicola Moët Chandon Hennessy pagate in ritardo.

E lo stesso è accaduto al gruppo Etam, una catena di negozi di abbigliamento in franchising, una specie di Benetton francese, controllata dalla famiglia Milchior, che ha appena festeggiato i 100 anni e che certamente non ha gradito essere indicata come cattivo pagatore sul bollettino dell’Antifrode e quindi sui giornali.

L’elenco è lungo visto che solo il 38,7% dei creditori paga puntuale stando alle rilevazioni del Cabinet Altares di Nanterre, periferia di Parigi, che elabora statistiche più che attendibili (anche il ministero ne tiene conto) sul fenomeno dei ritardati pagamenti. In Germania la proporzione s’inverte: il 71% paga entro i 60 giorni data fattura e solo il 29% non rispetta i termini. Facile immaginare dove si collochi l’Italia in questo rating dei buoni e cattivi pagatori.

In Francia, fino all’anno scorso il ritardo medio era di 13,6 giorni; nei primi sei mesi di quest’anno è sceso a 12,2. Merito, dicono a Bercy, sede del ministero dell’economia, proprio del meccanismo previsto da una legge del 2015 voluta dall’ex ministro Emmanuel Macron, più che intenzionato a ridurre al minimo il fenomeno dei ritardati pagamenti che sono, dice ancora il Cabinet Altares, alla base del 25% almeno dei fallimenti delle piccole e medie imprese.

L’intuizione di Macron, basata sul principio name and sham, che si può tradurre in un svergogniamoli (alla faccia della privacy che, invece, in Italia bloccherebbe tutto), s’è rivelata giusta: non solo i ritardi si sono ridotti, ma anche l’ammontare complessivo delle ammende è quasi raddoppiato in un solo anno: da 1,4 milioni di euro nel 2015 ai 2,6 milioni nel primo semestre del 2016.

E l’anno prossimo saranno ancora di più se passa, nella prossima legge di Bilancio, la proposta del ministro Michel Sapin di alzare il tetto della multa dai 375 mila euro di oggi a 2 milioni di euro. Allora sì che i cattivi pagatori dovranno cominciare a preoccuparsi. Non solo i privati ma anche grandi aziende pubbliche come Sncf, le ferrovie, Air France, Alstom, che pagano sempre con due settimane di ritardo. In Italia sembra un sogno.

Giuseppe Corsentino

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