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Multe, impugnarle costa

di Antonio Ciccia  

Costa caro impugnare le multe: la polizia municipale può presentare al giudice di pace la nota spese. Se il ricorso non va si pagano la multa, le spese del ricorso (contributo unificato) e le spese di soccombenza. Così ha deciso la Cassazione con la sentenza della seconda sezione civile, n 11389/11, depositata il 24 maggio 2011. Nel caso specifico, in primo grado, il giudice di pace di Roma, nel respingere il ricorso presentato da un cittadino contro un verbale lo ha anche condannato a al pagamento delle spese processuali liquidate di 100 euro. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione, che però gli ha dato torto. Il cittadino ha sottolineato che il Comune non si era difeso con un avvocato, ma con un proprio funzionario e che quindi non poteva vedersi ricoosciute le spese di soccombenza, ma solo le spese vive. E secondo il cittadino, nel caso specifico, 100 euro era un importo sproporzionato.

In effetti il Comune aveva chiesto il rimborso di spese di cancelleria (26 euro) e del deposito comparsa di costituzione e risposta (86,50 euro) per un totale di 112,50 euro.

Secondo l'interessato, tuttavia, le spese sostenute dal comune (carta e inchiostro utilizzati per la redazione della comparsa di costituzione e spese di trasporto del funzionario dagli uffici comunali all'ufficio del giudice di pace) ammontavano a molto meno di 100 euro, cifra riconosciuta dal giudice di pace. La Cassazione è stata di diversa opinione. Il principio, cui si è attenuta la suprema corte, riconosce che, se l'autorità amministrativa, che ha emesso il provvedimento sanzionatorio, sta in giudizio personalmente o con un funzionario delegato, non può ottenere la condanna del cittadino al pagamento dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato: può, invece, ottenere il rimborso delle spese, diverse da quelle generali, concretamente affrontate in quella causa e indicate in apposita nota. La sentenza in commento evidenzia, dunque, che, in sostanza, l'unico requisito che si richiede per la liquidazione delle spese vive, é che le stesse siano indicate in una apposita nota da parte dell'ente che ne chiede la liquidazione.

Tocca, poi, al giudice caso per caso, determinare l'importo liquidabile: e la discrezionalità del giudice è massima, purchè le cifre richieste siano contenute. E la cassazione ha ritenuto che la somma di 100 euro non fosse né esorbitrante né sproporzionata.

Il giudice di pace, quindi, può stabilire se l'importo, indicato dall'amministrazione a titolo di spese di cancelleria e per il deposito della memoria di costituzione nella cancelleria del giudice, oppure quello per il trasporto del funzionario presso l'ufficio giudiziario, sia congruo in relazione alla tipologia della attività svolta e degli oneri sostenuti.

Tra l'altro, aggiunge la cassazione, non c'è nemmeno l'obbligo di allegare biglietti, ricevute o altri giustificativi della spese. Se l'importo indicato nella nota si mantiene «in termini ragionevolmente contenuti, non c'è uno specifico onere di documentazione della spesa della quale si richiede il rimborso. Ed inoltre il giudice nel riconscere la spese non ha uno specifico obbligo di motivazione in sentenza.

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