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Multe e sanzioni, ricorsi difficili

 di Antonio Ciccia 

Stop ai ricorsi contro multe e sanzioni amministrative. È questo l'effetto del decreto legge sul riordino della giustizia civile, denunciato dal Consiglio nazionale forense (Cnf), che ha elaborato un dossier di analisi anche degli altri istituti introdotti dal provvedimento di urgenza: il fallimento civile per famiglie e piccole imprese, sanzioni per l'assenza alla mediazione, estinzione degli appelli e dei ricorsi in cassazione pendenti da più di tre anni.


E non mancano i rilievi critici: gestione della ristrutturazione dei debiti affidato a un organismo di composizione della crisi, senza garanzia sulla idoneità professionale dei componenti, atteggiamento duro per chi preferisce declinare la conciliazione, meccanismo di chiusura dei processi di impugnazione quasi all'insaputa delle parti interessate. Ma vediamo le novità e le criticità sottolineate dal Cnf, da cui comunque si rileva l'ampia disponibilità a collaborare per studiare soluzioni tecniche più rispettose dei diritti e della garanzia dell'accesso alla giustizia. Oggi peraltro il Cnf avrà un incontro con il ministro della giustizia Paola Severino su questo e anche altri temi di interesse per la categoria.

SANZIONI

AMMINISTRATIVE

Il decreto 212/2011 non interviene direttamente in materia di sanzioni amministrative, ma la disposizione sul tetto alle spese legali, previsto per le cause in cui ci si può difendere senza avvocato, finisce per scoraggiare i ricorsi contro verbali e ingiunzioni (gravate, si aggiunge, anche dal contributo unificato). Vediamo perché secondo il Cnf. In particolare si prevede che davanti al giudice di pace ci si può difendere in proprio per le cause di valore fino a mille euro (oggi è 516,46 euro). Inoltre per queste cause il giudice non può assegnare alla parte vincitrice il rimborso delle spese legali sostenute per un importo superiore al valore della causa. Questo significa che se il valore di una causa è 200 euro, chi vince potrà ottenere di recuperare dalla parte soccombente solo la somma di 200 euro. La conseguenza è che la parte che ha vinto si trova a dover pagare il proprio legale, e le spese (per le cause di importo minimo) rischiano di superare l'importo di quel che si ricava. Il risultato potrebbe essere, quindi, che gli interessati, quando non ritengono di affrontare da soli il processo, rinuncino a far valere i propri diritti per le cause minori, scoraggiati dalla prospettiva di doversi pagare l'avvocato. Anzi, applicando le nuove regole ai ricorsi contro i verbali e le ordinanze-ingiunzioni, secondo il Cnf la disposizione si propone espressamente di impedire che il cittadino impugni una multa o una sanzione amministrativa. Secondo il dossier degli avvocati «in pratica, può accadere che il cittadino che magari impugna una sanzione amministrativa abnorme e ne ottiene l'annullamento non otterrà dal giudice la condanna dell'ente che ha errato a rifondere tutte le spese sostenute, ma dovrà pagarsi l'avvocato da solo».

ROTTAMAZIONE LITI

Altra novità del decreto riguarda l'istanza di fissazione di udienza per le cause pendenti in appello e in cassazione. Si prevede che i processi si estinguono se le parti non confermano il loro interesse ai ricorsi in Cassazione contro i provvedimenti pubblicati prima del 4 luglio 2009 (data di entrata in vigore della legge 69/2009) e per quelle in appello pendenti da oltre tre anni (prima erano due anni).

La conferma deve essere formalizzata con apposita dichiarazione sottoscritta personalmente dalla parte. Si tratta qui di una modifica alla analoga disposizione della legge 183/2011. E tra le modifiche una soprattutto suscita le critiche degli avvocati. In particolare, mentre nella versione della legge 183 le cancellerie dovevano inviare alle parti un avviso per invitare a esprimere la loro dichiarazione, nel decreto legge l'avviso scompare e sono le parti (o meglio i loro avvocati) a dover prendere l'iniziativa. Altro punto criticato è la necessità di firma della parte, non essendo sufficiente quella del solo avvocato, con i connessi problemi di rintraccio del cliente. Secondo il Cnf si tratta di veri e propri ostacoli per provocare il più ampio numero di estinzioni possibile, con lesione del diritto alla difesa.

CONCILIAZIONE

Il decreto stabilisce che la sanzione per chi non partecipa alla mediazione (nei casi in cui è obbligatoria) debba essere comminata dal giudice subito con ordinanza non impugnabile e non con la sentenza alla fine del processo. Inoltre i magistrati sono incentivati a rinviare le parti da un conciliatore. Le critiche del Cnf sottolineano che si tratta di ulteriori strumenti per costringere le parti a partecipare a una conciliazione, per cui dovrebbe valere il principio della libertà di scelta.

FALLIMENTO CIVILE

Il decreto giustizia introduce per le persone fisiche e le piccole imprese una procedura simile al fallimento: l'interessato formula una proposta di ristrutturazione dei propri debiti, anche con l'aiuto di un neo istituito organo di composizione della crisi, il tribunale ammette alla procedura e poi omologa la proposta di accordo. Secondo il Cnf la procedura sarebbe troppo macchinosa (sono necessarie due udienze, una per l'ammissione e per l'adozione di provvedimenti di blocco di procedure esecutive o sequestri e l'altra per l'omologazione) e non son previste garanzie di professionalità per i componenti dell'organismo di composizione della crisi.

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