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Multe al dipendente p.a. che chiede documenti ridondanti

Informazioni e dati certificati mediante blockchain avranno la medesima validità giuridica dei documenti inviati con Posta elettronica certificata e sottoscritti con firma digitale. Di più: l’esecutivo, per il futuro, punta ad usare la blockchain per gestire identità digitali, passaporti, certificati anagrafici, documenti pubblici e privati, registri (aziendali, scolastici e del personale). Ma, anche per riscuotere le imposte e tracciare fondi privati e pubblici. Al contempo, i funzionari delle p.a., che non procederanno d’ufficio a verificare on line i requisiti delle imprese che intascano fondi pubblici – chiedendo, al contrario, autocertificazioni per documenti, certificati o atti già nella disponibilità delle banche dati dello stato – potranno incappare in sanzioni fino a mille euro. Qualora, invece, il controllo online fosse impossibile, il dipendente pubblico incaricato di fornire una risposta avrà al massimo un mese per adempiere. Se non lo farà nei tempi, potrà incappare nella contestazione della violazione dei doveri d’ufficio. Sono queste solo due delle novità introdotte col decreto legge semplificazioni, varato lunedì dal Consiglio dei ministri (tutte le misure nella tabella a lato).L’innovazione più rilevante, in ogni caso, riguarda la cosiddetta «catena di blocchi» (blockchain, ndr) e tutte le tecnologie che usano protocolli informatici con registri condivisi (in inglese distribuited ledger technology), distribuiti, replicabili e accessibili simultaneamente, basati su architetture informatiche decentralizzate su basi crittografiche. Queste basi, a loro volta, proteggono i dati archiviati nei registri, che possono essere aggiornati, convalidati e registrati; ciascun partecipante alla catena di blocchi può verificare i dati, ma non alterare o modificare le informazioni. Bene, questa tecnologia d’ora in poi avrà valore legale. E, nelle intenzioni dell’esecutivo, è il primo passo verso la disintermediazione più ampia nell’ordinamento italiano, visto che la blockchain non dipende da validatori centrali, ma è diffusa su più nodi. Una prova algoritmica garantisce al posto dell’uomo la corretta archiviazione, mentre i dati immessi nel sistema sono condivisi in tempo reale tra utenti e convalidati da verifica crittografica. Ed è questa verifica che li certifica in via permanente.

Luigi Chiarello

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