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Multa a Google, i proventi alle giovani startup

Matteo Biasi ci sa fare. A 22 anni ha realizzato un’applicazione tra le più consigliate nell’Apple Store, il negozio virtuale dell’azienda di Cupertino. Il giovane imprenditore, originario di Bolzano, vuole che altri coetanei seguano il suo esempio. Per questo, ha lanciato una petizione online per chiedere al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, di destinare alle startup emergenti i 2,4 miliardi di euro provenienti dalla multa comminata a Google.

Secondo l’Ue, Google avrebbe abusato della sua posizione dominante nel campo dei motori di ricerca per dare un vantaggio illegale al suo servizio di comparazione degli acquisti. «La strategia usata da Google per i suoi servizi shopping non era solo attrarre gli utenti rendendo i suoi prodotti migliori di quelli dei rivali», ha spiegato il commissario alla concorrenza, Margrethe Vestager. «Google ha abusato della sua posizione sul mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust». Da Bruxelles, quindi, è arrivata la sanzione record di 2,4 miliardi. Biasi saprebbe che cosa farne. «Chi è startupper come me sa bene quanto sia necessario lottare per ottenere nuovi finanziamenti», ha spiegato all’AltoAdige. «Quando è rimbalzata la notizia della multa da 2,4 miliardi a Google da parte dell’Ue, la prima domanda che mi è saltata alla mente è stata: dove finiranno questi 2 miliardi?».

La petizione, disponibile su change.org, ha quasi raggiunto le 100 sottoscrizioni. «Da diversi anni», ha proseguito l’imprenditore trentino, «l’Unione europea mette a disposizione alcuni milioni di euro destinati alle startup innovative.

Cifra però sempre molto lontana dai 10 miliardi messi recentemente a disposizione da Emmanuel Macron per le sole startup francesi. La disponibilità di grossi capitali cui le startup possono attingere è da sempre il punto cardine per attrarre talenti e per sviluppare nuove e robuste comunità d’imprese, fondamentali per arrivare a storie di successo».

Per Biasi, se è vero che lo scopo dell’Ue, con la multa a Google, è rendere il mercato più equo, i proventi andrebbero reinvestiti nelle startup. «All’Europa s’è prospettata un’occasione d’oro per dimostrare, senza un particolare sforzo, il suo effettivo interesse nel futuro dei suoi giovani imprenditori», ha aggiunto lo startupper. «Vedremo se saprà coglierla».

L’app di Biasi si chiama Flashbeing ed è stata lanciata lo scorso febbraio. L’applicazione vanta 10 mila iscritti e riunisce le principali attività professionali di una persona collegandole alle notizie, comprese quelle provenienti dai social network. Lo scopo è consentire all’utente di restare informato, di comunicare e di organizzare la propria agenda, oltre a visualizzare news e conversazioni tra gli amici grazie a Facebook e Twitter. Un progetto che ha permesso al programmatore di essere ospite dell’Università di Trento. Ora, coi soldi di Google, Biasi vorrebbe che altri suoi coetanei potessero salire in cattedra.

Gaetano Costa

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