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Multa Consob agli ex vertici della Vicenza

Nel giorno in cui è cominciato operativamente il confronto (interlocutorio) tra azienda e sindacati, in vista della definizione del piano di ristrutturazione che potrà essere realizzato in virtù della ricapitalizzazione precauzionale, quindi dell’intervento dello Stato – l’incontro si è svolto ieri, l’azienda ha ribadito di voler ridurre il costo del lavoro di 50 milioni nel 2017 e di tagliare 20 unità nella controllata Banca Nuova; un nuovo confronto sarà il 10 maggio -, la Consob fa sapere, con una comunicazione ufficiale sul suo sito internet, di aver comminato a Banca Popolare di Vicenza una sanzione di 9,14 milioni di euro per violazioni commesse dai vertici aziendali tra l’aprile 2011 e l’aprile 2015.
I provvedimenti riguardano il consiglio di amministrazione in carica all’epoca dei fatti (che vedeva Gianni Zonin come presidente e Samuele Sorato come direttore generale), il collegio sindacale (presidente Giovanni Zamberlan) e alcuni dirigenti della banca. Ai quali è stata comminata anche la perdita temporanea dei requisiti di onorabilità e dell’incapacità di assumere incarichi in società quotate per un totale di 76 mesi.
Al termine di una attività di vigilanza di cui ha fatto parte anche un’ispezione effettuata fra aprile 2015 e febbraio 2016, la Consob ha accertato che la banca vicentina ha violato le discipline in materia di regole di condotta degli intermediari nei confronti della clientela, di prospetto, di offerte al pubblico e di informazione societaria. I comportamenti illeciti, spiega Consob nella nota che descrive il primo dei provvedimenti sanzionatori diretti all’istituto berico, risultano essere «frutto di scelte aziendali riconducibili, secondo i rispettivi ruoli e responsabilità ai principali livelli decisionali e di controllo interno della banca».
Nel dettaglio, Consob contesta alla banca – e per questo c’è una sanzione di 470mila euro – informazioni al pubblico non corrette o incomplete in merito al valore delle azioni e relativamente agli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 e all’evoluzione della compagine sociale. «L’omessa indicazione – dice Consob – nel comunicato del 25 marzo 2015 dell’imminente ridimensionamento del prezzo delle azioni ha privato il mercato di un rilevante warning sulla congruità dell’investimento». L’8 aprile 2015 Bpvi tagliò da 62 a 48 euro il valore dei titoli, a distanza di meno di due settimane da un piano che prevedeva una «significativa crescita» dell’utile, con profitti per 201 milioni nel 2017 e per 313 milioni nel 2019. C’è poi una delibera minore i cui destinatari sono Sorato (con una multa di 50mila euro) e il suo vice Emanuele Giustini (35mila euro).
Bpvi sarà chiamata a rispondere in solido per gli illeciti degli ex vertici, contro cui ha avviato un’azione di responsabilità da 2 miliardi di euro. Il conto delle authority dovrebbe prevedere 4,5 milioni da parte dell’Antitrust per pratiche commerciali scorrette, a cui potrebbe aggiungersi una maxi-sanzione da 27 milioni della Bce, il cui iter è però ancora in corso. L’istituto vicentino, assieme a Veneto Banca, è in attesa del via libera della DG Comp europea sull’utilizzo degli aiuti di Stato. Il fabbisogno di capitale per le due banche è stato individuato dalla Bce in 3,3 miliardi di euro per la Popolare di Vicenza e in 3,1 per l’istituto di Montebelluna. La banca vicentina ha chiuso il 2016 con una perdita di 1,9 miliardi, Veneto Banca con un rosso di 1,5 miliardi.

Katy Mandurino

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