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Multa a Bnp: scontro sulle date tra Francia e Usa

Dal 2002 al 2009 Bnp Paribas, la più grande banca francese, ha fatto affari per 30 miliardi di dollari con Iran, Sudan e Cuba, violando l’embargo americano e contravvenendo alla lotta contro il terrorismo. Noto da mesi, nelle ultime settimane lo scandalo ha preso proporzioni sempre più grandi: sia per l’ammontare della sanzione — che probabilmente non sarà inferiore ai 9 miliardi di dollari — capace di mettere in crisi il sistema finanziario francese e forse europeo; sia per le implicazioni politiche.
La prima banca della Francia che collabora con il Sudan, uno Stato accusato di genocidio e di sostegno al terrorismo, e lo fa in dollari, aggirando le leggi americane: un colpo durissimo all’immagine della Francia, che proprio sull’affidabilità in politica internazionale e per l’azione contro il terrorismo — dal Mali alla Repubblica Centrafricana — ha basato il rilancio dei suoi rapporti con gli Stati Uniti.
La multa record di 9 miliardi di dollari imbarazza sempre di più il governo di Parigi, al di là delle conseguenze catastrofiche per la banca di rue d’Antin. Così il governatore della Banque de France Christian Noyer è andato a New York a perorare la causa di Bnp Paribas presso i magistrati americani, e il presidente François Hollande ha provato a sensibilizzare Barack Obama durante la cena parigina che ha preceduto le celebrazioni dello sbarco in Normandia, ricavando solo questa gelida frase: «La tradizione negli Stati Uniti prevede che il presidente non si immischi delle questioni di giustizia». E ancora, il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha giudicato la sanzione «totalmente sproporzionata» evocando ripercussioni sui negoziati per il trattato di libero scambio.
Parigi negli ultimi giorni è arrivata a chiedere l’aiuto di Berlino e degli altri alleati europei per ottenere un atteggiamento meno rigido delle autorità americane, per adesso senza grossi risultati. Anzi, il New York Times ha rivelato che le autorità dello Stato di New York hanno imposto alla filiale americana di Bnp Paribas la presenza costante nella sua sede di un magistrato — Shirah Neiman — incaricato di sorvegliare le sue attività.
Le trattative per arrivare alla definizione della somma si stanno concludendo, e anche qui le considerazioni politiche sono determinanti: se gli americani cercano di stringere i tempi e di chiudere la faccenda entro la festa nazionale del 4 luglio, i francesi preferirebbero arrivare alla firma dopo la loro festa nazionale, il 14 luglio, quando ormai l’estate sarà inoltrata e l’attenzione dell’opinione pubblica meno vigile.
C’è poi dibattito sui termini dell’accordo, con la Francia che spinge perché non venga inclusa la parola «genocidio» riferita al regime sudanese: non per riguardo nei confronti di Khartoum, ma per la vergogna di avere fatto affari con uno Stato simile.

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