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Müller: «Niente cessioni per Vw»

«Non abbiamo intenzione di vendere nulla: siamo contenti dei nostri 12 marchi e siamo convinti che la nostra liquidità sia sufficiente a scongiurare la necessità di cedere asset». Lo ha detto Matthias Müller, ad della Volkswagen, in occasione della prima conferenza stampa dopo la nomina al vertice seguita allo scandalo dieselgate. Müller ha così smentito le voci circolate nelle scorse settimane sulla possibile cessione di marchi come le italiane Lamborghini e Ducati, o della divisione veicoli industriali.
La crisi è dura, ma non ci metterà al tappeto – è la sostanza del discorso del manager, passato dalla guida di Porsche a quella di Vw a fine settembre dopo che lo scandalo del dieselgate ha costretto alle dimissioni il suo predecessore Martin Winterkorn. È ancora presto per valutare l’impatto finale dello scandalo sul conto economico, ma Vw «dispone di una base finanziaria più che solida», cui si è aggiunta di recente la nuova linea di credito da 20 miliardi di euro. «La questione fondamentale è come reagiranno i clienti. Finora non c’è stato un crollo, e non ci sono motivi per cambiare le previsioni di fine ottobre» ha detto Müller, sottolineando che «nei primi undici mesi dell’anno gli ordini della clientela sono saliti del 3,5%, e anche a novembre il livello è stato notevole». Ora «il nostro obiettivo principale è riconquistare la fiducia dei clienti» ha detto Hans-Dieter Pötsch, presidente del Consiglio di sorveglianza del gruppo.
Dietro alle irregolarità – ha detto Pötsch – c’è un «gruppo molto trascurabile» di manager e dipendenti; per ora ne sono stati sospesi nove, di cui ieri non sono stati fatti i nomi. «Non ci sono segni che fossero coinvolti membri del board o del consiglio di sorveglianza». «Il dieselgate è il risultato di una catena di errori – ha aggiunto Pötsch – ma anche di una cultura, in alcune parti dell’azienda, disposta a tollerare violazioni delle regole». «Tutto sarà messo sul tavolo, nulla finirà sotto il tappeto» ha promesso il capo del consiglio di sorveglianza.
Per i risultati completi dell’indagine sulle responsabilità bisognerà però attendere fino all’assemblea dei soci del 21 aprile prossimo. «Troppi – ha detto Pötsch – i dati da esaminare: finora sono stati analizzati 100 terabyte di dati e il contenuto di oltre 1.500 fra telefoni e computer». Sulle cause e le responsabilità dello scandalo stanno indagando 450 persone, tra l’indagine interna e il team della Jones Day, lo studio legale americano cui è stata affidata l’inchiesta indipendente (che verrà assistita dalla società di revisione Deloitte).
Per quanto riguarda le modifiche ai motori per renderli conformi alla normativa sono stati confermati i tempi delle riparazioni in Europa, che inizieranno il mese prossimo con i propulsori 2 litri, proseguiranno «dal 2° trimestre» con quelli da 1,2 litri e dal 3° per i motori 1,6 litri, per i quali sarà necessaria – oltre alla correzione del software – anche una modifica hardware. Il tutto durerà «almeno fino alla fone del 2016». Tutti i costi verranno presi in carico dal gruppo. I manager non hanno detto se anche in Europa verranno pagati risarcimenti cash come negli Usa, ma hanno assicurato che verranno predisposti «pacchetti adeguati» comprendenti «compensazioni per un eventuale calo del valore di rivendita dell’auto». Per recuperare la fiducia dei clienti, Volkswagen ha deciso intanto che in futuro i test sulle emissioni saranno verificati da esperti indipendenti.
Negli Stati Uniti l’individuazione di soluzioni tecniche per i motori coinvolti è più complicata, perché più severi sono i limiti alle emissioni di ossidi di azoto. I contatti con le autorità sono in corso; lo stesso Müller volerà negli Usa a gennaio in occasione del Salone di Detroit e ne approfitterà per una serie di incontri con le autorità americane.
Lo scandalo del dieselgate può anche essere – ha detto Müller – «un catalizzatore per il cambiamento di cui Volkswagen ha bisogno». Come sarà la Volkswagen del futuro? Sicuramente più decentrata e più snella – come era già previsto nell’ambito della riorganizzazione annunciata prima dello scandalo. Per evitare nuovi scivoloni sul piano dell’etica verrà adottata una politica «dei quattro occhi», e saranno rafforzate le procedure di controllo. Per affrontare le sfide legate alla trasformazione del settore auto, servirà «un po’ più di Silicon Valley unita alle competenze di Wolfsburg, Ingolstadt e Stoccarda». «Non ci servono yes men – ha detto Müller – ma tecnici in grado di battersi per i loro progetti con buoni argomenti. Qui alla Volkswagen il futuro è dei coraggiosi».
Tra sei mesi arriverà poi il nuovo piano Strategia 2025, che sarà focalizzato sui temi della digitalizzazione e della sostenibilità (e delle nuove motorizzazioni); «Non abbiamo rinunciato a puntare alla leadership nel settore» ha detto Müller, il quale ha però preannunciato una «maggiore frugalità» anche nella presenza ai Saloni; come mossa simbolica della nuova era ha annunciato che Vw venderà il più grosso dei suoi dieci jet aziendali, un Airbus A319.

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