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Müller: «I tagli saranno dolorosi»

«Le conseguenze economiche e finanziarie dello scandalo sono ancora impossibili da stimare. Per questo rimetteremo in discussione tutti gli investimenti previsti, e tutto ciò che non è essenziale verrà cancellato o rinviato. Voglio essere chiaro: il processo non sarà indolore». Di fronte a 20mila dipendenti radunati nella sede-fabbrica di Wolfsburg, Matthias Müller – che ha preso il volante di Vw dopo le dimissioni di Martin Winterkorn, due settimane fa – ha di fatto annunciato un piano lacrime e sangue, un piano che costringerà il gruppo a «risparmi massicci per superare la crisi».
Mueller ha detto chiaramente che i 6,5 miliardi accantonati dal gruppo Volskwagen per far fronte allo scandalo sulle emissioni truccate «non basteranno», così come non basterà il piano varato già da Winterkorn l’anno scorso e che prevedeva la riduzione dei conti di 5 miliardi annui per la sola marca Volkswagen. «Il programma di efficienze deve essere riaggiustato» ha detto Müller, spiegando che le misure «servono a mantenere il nostro rating. Ciò ha massima priorità». Tra i possibili tagli la «Frankfurter Allgemeine Zeitung», che ha intervistato il numero uno, cita il programma dell’auto di lusso Phaeton, il marchio sportivo Bugatti e l’impegno della sponsorizzazione del calcio (un pallino di Winterkorn). Ci saranno tagli all’organico, che ha continuato a crescere anche negli anni della crisi? «Cercheremo di minimizzare gli effetti, e faremo di tutto per mantenere l’occupazione».
Dopo anni di impiego sicuro e di bonus consistenti (quasi 6mila euro nel 2014) i 72mila dipendenti di Wolfsburg non sono più sicuri né di uno né degli altri. Ieri gli operai indossavano magliette con lo slogan «Una squadra. Una famiglia», ma Bernd Osterloh, il potentissimo capo del consiglio di fabbrica e membro del consiglio di sorveglianza di Vw, ha avvertito che «non siamo noi a dover pagare il conto per il comportamento sbagliato di un gruppo di manager». Osterloh ha sottolineato che «per il momento lo scandalo non sta avendo impatto sull’occupazione» ma che «lo ha sui salari e quindi anche sui bonus dei lavoratori. Bisogna vedere come reagiranno i nostri clienti a questo scandalo». Difficile prevedere se quest’anno i dipendenti del gruppo riceveranno i bonus, e a quanto ammonteranno; i soli bonus pagati nel 2015 ai circa 160mila dipendenti tedeschi di Volkswagen, Porsche e Audi sono stati pari in tutto a circa 1 miliardo di euro. Müller ha però assicurato che l’azienda non intende «risparmiare sul futuro», ovvero sugli investimenti in nuove tecnologie.
Per quanto riguarda le vecchie tecnologie, quelle che hanno portato al maxiscandalo, oggi il consiglio di sorveglianza della Volkswagen si riunirà in primo luogo per nominare alla presidenza Hans Dieter Pötsch, ma anche per affrontare i temi legati allo scandalo dei software truccati. La riunione, cui parteciperebbe anche lo stesso Müller, affronterà anche il tema delle responsabilità per il software truccato e quello dell’audizione cui il capo di Vw Usa, Michael Horn, dovrà partecipare domani al Congresso Usa.
Oggi è anche l’ultimo giorno che Kba, l’ente tedesco per la motorizzazione, ha concesso a Vw per trasmettere un piano per rimediare al problema. «Credetemi, sono impaziente anch’io – ha detto ieri Müller ai dipendenti, aggiungendo però che – in questa situazione, con tanti marchi e tanti modelli, la precisione è più importante della velocità». Il numero uno ha confermato che in alcuni casi potrebbe non bastare una correzione del software della centralina motore ma essere necessaria una più costosa soluzione hardware.
Il processo sarà lungo, come ha spiegato lo stesso Müller alla Faz: «Questa settimana sottoporremo le proposte di soluzione alla Kba; se verranno accettate, ordineremo i pezzi necessari e se tutto va secondo i piani, a gennaio potremo iniziare con le riparazioni». La maxicampagna di richiami dovrebbe concludersi «entro la fine del 2016».

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