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Mr Pmi: credito e burocrazia le priorità

di Rosalba Reggio

«Difendere gli interessi delle piccole e medie imprese, vigilare affinché tutte le proposte legislative della Commissione siano favorevoli alle Pmi e verificare la messa in atto dei principi dello Small Business Act in tutti i paesi membri». Queste, in breve, le priorità di Daniel Calleja Crespo, spagnolo, da poco più di una settimana nuovo mister Pmi europeo.

Lei è oggi l'unico "ambasciatore" comunitario per le piccole e medie imprese…

Sì, ma speriamo per poco. L'obiettivo dell'Unione europea è infatti quello di estendere questa figura a tutti gli stati membri per assicurare localmente un rappresentante degli interessi delle Pmi: ogni paese quindi è invitato a nominare un mr Pmi destinato a vigilare sulla attuazione dei principi dello Sba e a porre in essere iniziative per facilitare la crescita e lo sviluppo delle aziende di piccole dimensioni. Nominati i rappresentanti, la Commissione ha in progetto di riunire tutti una volta all'anno – alla presenza dei rappresentanti dell'industria e dei ministri dello Sviluppo economico – per seguire i progressi del lavoro comune.

Nella tabella di marcia la semplificazione appare al primo posto

Sì, è uno dei nostri obiettivi principali. Puntiamo ad aprire un'impresa in 3 giorni, contro i 12 del 2007 e i 7 di oggi. E, grazie al supporto che ci attendiamo dai 27 mr Pmi nazionali, contiamo di raggiungere questo risultato entro il 2012. La risposta a questa necessità di semplificazione è stata ampia e, anche se con tempi e risultati diversi, tutti i paesi membri stanno lavorando con questo obiettivo. Molte amministrazioni, per esempio hanno allestito lo sportello unico per le attività produttive. La strada da percorrere, però, è tanta perché le Pmi sentono ancora il peso di un'eccessiva burocratizzazione. Ma in un contesto di crisi economica non si può più aspettare e la semplificazione diventa un percorso obbligato per tutti i paesi.

In questo contesto anche l'accesso al credito è diventato un problema per le Pmi

Molto è stato fatto dalla Commissione per aiutare le imprese con problemi di liquidità. Dal 2007 centomila aziende hanno avuto accesso al credito grazie a strumenti finanziari, in particolare attraverso fondi di garanzia. Entro il 2013, altre duecentomila imprese verranno sostenute finanziariamente. Con un investimento di un miliardo di euro riusciremo a mobilitare finanziamenti per 30 miliardi di euro. Bisogna però continuare a lavorare alla semplificazione delle regole di accesso ai capitali comunitari che sono ancora troppo complesse.

L'altro tema caldo è quello dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione.

A gennaio di quest'anno l'Unione europea ha approvato una nuova direttiva che riduce a un massimo di 30 giorni i tempi di pagamento della Pa. Siamo in attesa che gli stati recepiscano la direttiva: sono tenuti a farlo entro 24 mesi dall'approvazione ma sono stati invitati a non aspettare la scadenza.

Pensare in piccolo è un altro dei vostri obiettivi: in concreto come si realizza?

L'Europa deve garantire alle sue imprese dinamiche, efficienti e piccole di competere con le le grandi aziende. Le modalità di sostegno possono essere diverse: per esempio attraverso facilitazioni nell'accesso delle Pmi agli appalti pubblici. In più la Commissione cercherà di rendere più immediato il suo intervento in caso di abusi di mercato e più agevole il recupero di crediti transfrontalieri, di dare più informazioni alle imprese che vogliono esportare. Tutti interventi che aumenterebbero la competitività delle piccole imprese.

Il vostro sostegno si estende al potenziamento dell'internazionalizzazione delle Pmi. Alla luce di quanto sta accadendo in Tunisia, Libia, Egitto, come pensate di aiutare le imprese ad attutire il rischio paese?

Questa deve essere un'altra priorità della Commissione europea. Nel programma del vicepresidente Tajani, infatti, le politiche di apertura del mercato, di collaborazione e cooperazione industriale con i paesi del Mediterraneo rappresentano punti di profonda analisi e dibattito. Stiamo lavorando per preparare una strategia euro-mediterranea per facilitare l'accesso delle imprese europee in questi mercati. L'obiettivo è lavorare a un sistema di cooperazione industriale con gli operatori economici che permetta alle aziende non solo di esportare in quei paesi, ma anche di organizzare joint venture con le imprese locali. La profonda crisi politica che questi paesi stanno attraversando non ci deve vedere come osservatori inattivi. Abbiamo infatti la responsabilità di aiutarli a superare le difficoltà attuali.

In Italia, in questi giorni, si discute sul Ddl sulle quote rosa. Ritiene che sia questa la strada per dare pari opportunità alle donne?

Per raggiungere l'obiettivo di uguali opportunità tra i sessi, ogni paese ha la sua filosofia. L'Unione europea sta lavorando affinché le donne possano avere una strada facilitata per aprire un'attività. Quello che l'Europa chiede agli stati membri è promuovere l'imprenditorialità femminile. L'Unione europea quindi non propone un sistema di quote rosa, ma spinge per favorire l'accesso delle donne nell'imprenditoria perché queste sono costanti, attive, determinate. L'obiettivo è creare una rete di imprenditrici europee. A marzo, infatti, l'Unione europea presenterà un'iniziativa proprio sull'imprenditoria femminile.
 

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