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Mps vola (+14%), advisor per i fondi arabi 

Lunedì il ceo Morelli presenta il piano industriale al consiglio d’amministrazione
Da qualche giorno sembra esserci un rinnovato fermento attorno al Monte dei Paschi di Siena. Ieri, in una giornata piuttosto incolore per Piazza Affari, il titolo della banca senese ha vestito per il terzo giorno consecutivo la maglia rosa del listino principale con un vistoso +13,99% a 0,238 euro, sui massimi dell’ultimo mese.
Più d’una la spiegazione che si dà sul mercato. Senz’altro l’approssimarsi della presentazione del piano industriale del ceo Marco Morelli, che dedicherà un’attenzione particolare al capitolo costi, ma anche il piano B depositato da Corrado Passera. Considerato positivo in quanto tale (meglio due strade di una sola) ma soprattutto per le modalità con cui intende costruire la ricapitalizzazione: una manovra di importo complessivo limitata a 3,5 miliardi (contro i 5 del piano di luglio), di cui solo uno da mettere sul mercato, per di più con diritto d’opzione per i soci attuali, ridurrebbe l’effetto diluitivo e il deprezzamento del titolo, e così sarebbero scattate le ricoperture. Da quando, giovedì scorso, l’ex ceo di Intesa ha presentato la sua proposta alternativa le azioni Mps hanno guadagnato il 40%, contro il 6% della media dei titoli bancari.
Certo è che nel cantiere che vede protagonista la banca ma anche i capofila del consorzio di garanzia dell’aumento, Jp Morgan e Mediobanca, la situazione rimane estremamente fluida. In queste ore Rocca Salimbeni è concentrata per lo più sul piano industriale – l’approvazione in cda è fissata per lunedì pomeriggio, la presentazione agli analisti e alla stampa l’indomani mattina a Milano – mentre tra le due banche d’affari, insieme all’advisor Lazard, si lavora sulla manovra finanziaria, destinata comunque a rimanere flessibile fino alla vigilia (si veda l’altro articolo in pagina).
Ed è qui che si colloca la trattativa con Corrado Passera. Formalmente, la posizione rimane quella di lunedì decisa in cda: né «no» né «sì» all’ex ceo di Intesa, nel presupposto che oggi la banca non è in condizione di rifiutare aprioristicamente alcun possibile portatore di capitali freschi. Tuttavia, sotto traccia si registra qualche frizione in più: nelle pagine consegnate alla banca da Passera si parla di un impegno da parte dei fondi subordinato a una due diligence sui conti della banca, che tuttavia non sembra essere disposta a concedere in nome dell’allineamento informativo da garantire a tutti i potenziali sottoscrittori dell’aumento. Al tempo stesso, secondo quanto si apprende da fonti vicine al manager, ieri gli sarebbe stato chiesto di poter conoscere e contattare direttamente i partner finanziari (si fa il nome di Atlas, a cui potrebbe esserci accanto Bc partners), condizione che Passera ovviamente non sarebbe disposto ad accettare. Una trattativa appesa a un filo, dunque, che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro, anche se c’è chi non esclude si possa trovare ancora uno spazio di convergenza.
Nel frattempo, qualche novità emerge anche tra i potenziali investitori nel mirino di Mediobanca e Jp Morgan. In particolare, il Qatar e gli altri fondi sovrani del Golfo Persico avrebbero avviato un’analisi approfondita del dossier Mps. Secondo indiscrezioni proprio nelle ultime settimane il gruppo di Doha, assieme ad altri bracci finanziari dell’area del Middle East, avrebbe deciso di esaminare con più accuratezza una possibile operazione sulla banca senese, dopo i continui contatti degli ultimi mesi con il governo italiano e con Jp Morgan e Mediobanca. Proprio con questa finalità, secondo i rumors, sarebbero stati nominati dai fondi sovrani degli advisor finanziari e legali. Non solo: secondo quanto trapela dalla banca, nelle ultime ore sarebbero stati firmati alcuni accordi confidenziali da parte di alcuni investitori istituzionali, a partire da BlackRock, interessati entrare nella data room del piano subito dopo la sua presentazione.
Ora resta da capire se questi approfondimenti avranno un qualche esito o meno. La ricerca di un anchor investor tra i fondi sovrani fa parte del progetto di salvataggio presentato da Jp Morgan e Mediobanca, che prevede un aumento di capitale da almeno 1,5-2 miliardi di euro e la conversione dei bond subordinati in mano agli istituzionali. Su quest’ultimo fronte è da registrate l’attivismo di alcuni hedge fund (capitanati dall’inglese Attestor Capital) che si sarebbero uniti in cordata per andare a contrattare un possibile premio sulla conversione delle obbligazioni.

Marco Ferrando
Carlo Festa

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