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Mps, Viola e Profumo al Mef sui Monti bond

Il giorno dopo la pagella della Bce e dell’Eba, il vertice del Monte dei Paschi si è presentato in Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia. Per fare il punto sui risultati, ma soprattutto sul piano che ora la banca dovrà mettere a punto entro il 10 novembre per recuperare i 2,1 miliardi di capitale necessari a far fronte a un’eventuale situazione di stress. Poco prima che sulla vicenda si esprimesse anche il premier Matteo Renzi («Siamo pronti a fare di tutto per far si che il sistema economico funzioni ma sono convinto che Mps e Carige troveranno le risposte da dare»), secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, ieri nel pomeriggio il presidente Alessandro Profumo e il ceo Fabrizio Viola, avrebbero incontrato i vertici della Vigilanza. Da Via Nazionale non sono arrivate conferme al riguardo, ma è probabile che all’incontro abbia preso parte anche il Governatore, Ignazio Visco. Al centro del confronto, si diceva, non solo i risultati del comprehensive assessment – su cui sarebbero stati commessi anche alcuni errori, con la Bce costretta a rimuoverli brevemente dal proprio sito dopo averli pubblicati, come riporta il Wall Street Journal – ma anche la strada da seguire nei prossimi mesi. La pessima giornata di ieri, che ha visto la banca perdere il 21,5% in Borsa e veder bruciato in un giorno un miliardo di capitale, ha dimostrato che non c’è tempo da perdere. Secondo quanto si apprende, la strategia che a Siena si starebbe mettendo a punto insieme ai due advisor, Ubs e Citigroup, sarebbe in due fasi: da un lato, le azioni sul breve periodo per portare a casa i 2,1 miliardi, dall’altro il monitoraggio del mercato europeo (e non solo) del credito per capire se ci sono le premesse per un’aggregazione.  Il nodo Monti bond Al vertice in Via XX Settembre, invece, si sarebbe approfondito in particolare il tema dei Monti Bond. Come noto, il Monte dei Paschi oltre due anni fa ne ha incassati per circa 4 miliardi: a inizio luglio, forte dell’ultimo aumento, ne ha rimborsati per 3 miliardi, e oggi ne resta in pancia uno solo. L’ipotesi che venga rimborsato entro il 2016, cioè nel triennio preso in esame dagli stress test, ha contribuito per 760 milioni a creare lo shortfall di capitale stigmatizzato dalla Bce: al vertice di ieri, si sarebbero esaminate le possibilità alternative, cioè il mantenimento in essere del prestito obbligazionario oppure la conversione in azioni. Resterebbe ferma, comunque, la volontà di non ricorrere a ulteriori aiuti pubblici, come dichiarato ieri nell’intervista a Il Sole 24 Ore da Fabrizio Viola. Le altre contromisure Il nodo dei Monti bond non è da poco. Se sciolto a proprio favore, Rocca Salimbeni si troverà alle prese con un deficit patrimoniale ridotto a 1,35 miliardi. Più facile da colmare attraverso le contromisure cui stanno lavorando gli advisor della banca: la cessione di asset (a partire da Consum.it, per cui é in stato avanzato una trattativa che vede in campo Apollo e Deutsche Bank, e di non performing loans per 1,2 miliardi), il ricorso al mercato con un’emissione ibrida del tipo additional Tier 1 (anche se il contributo non potrà eccedere gli 830 milioni), la vendita di alcuni pacchetti di filiali. Sullo sfondo, l’ipotesi di un nuovo aumento di capitale; anche se si farà di tutto per evitarlo, visto che sarebbe il quarto dal 2008: secondo Mediobanca Securities, che ieri si è esercitata sul tema, la raccolta di risorse fresche dai soci può essere evitata. Se sul contenuto del piano resta l’incertezza, quel che è certo è che andrà approvato dal cda, in preallerta prima della prossima seduta già fissata a metà novembre per l’approvazione della trimestrale. L’aggregazione Mentre si lavora a puntellare i conti sul breve-medio periodo, gli advisor continueranno a sondare i grandi gruppi per un’eventuale aggregazione, ipotesi che ieri i vertici non hanno escluso. A meno di improbabili soluzioni “di sistema” (UniCredit si è chiamata fuori, con il ceo Federico Ghizzoni che ha ribadito «nessun interesse» anche solo per singoli asset del Monte), la pista italiana sembra assolutamente fuori portata; per questo, tra le porte a cui torneranno a bussare Ubs e Citi ci saranno quelle dei grandi trionfatori del comprehensive assessment. Dal Santander, protagonista nei panni del venditore dell’ultimo grande deal del Monte, Antonveneta, fino alle francesi, con particolare riferimento al Crédit Agricole e Bnp-Paribas. Ipotesi, per ora: in particolare questi ultimi, contattati dal Sole, hanno fatto notare «che quando lo stesso rumor ritorna ogni tre mesi vuol dire che non è vero». Come a suggerire che per il momento non c’è nulla.
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