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Mps, vicina la doppia soluzione di mercato

La Borsa crede al piano per il salvataggio di Mps, ieri tra i pochi a salire (+6,07%) nell’ennesima giornata nera di Piazza affari. Un piano difficile da congegnare perché dovrà avvenire a condizioni di mercato – lo chiede l’Europa, lo auspica il premier Renzi – e con il paracadute dello Stato, ma che gradualmente sembra prendere forma nei suoi due versanti: la cessione di 10 miliardi di Npl richiesta da Bce e la copertura del fabbisogno di capitale (circa 3 miliardi) che dovrebbe rendersi necessaria.
In queste ore frenetiche la banca si sta occupando soprattutto del capitolo sofferenze. La questione sarà sul tavolo del cda convocato per oggi alle 14,30 a Siena: una seduta ordinaria, in cui però è stato aggiunto il piano straordinaria di cessione degli Npl dopo la lettera arrivata due settimane fa da Francoforte in cui si chiede di dismettere 9,6 miliardi di crediti deteriorati netti in tre anni, il doppio di quanto messo a piano. Per rispondere alla Vigilanza c’è tempo fino a domani, quindi la bozza della missiva sarà analizzata oggi dal board: niente trapela dalla banca, ma è probabile che si chieda di rimodulare almeno in parte le richieste, ma al tempo stesso si forniscano le prime indicazioni su come la banca intenda muoversi, in un mix di azioni che dovrebbe comprendere la cessione della piattaforma per la gestione dei crediti deteriorati (gara in corso con advisor Mediobanca, offerte attese a metà agosto) con annesso portafoglio di Npl, altre cessioni e cartolarizzazioni con l’intervento del fondo Atlante sulle tranche junior. In realtà la scadenza posta dalla Bce per avere il nuovo piano dettagliato è il 3 ottobre, ma se Mps si porterà avanti con i dettagli potrebbe avere maggiori chance di ottenere il via libera preliminare il 29 luglio, lo stesso giorno in cui è attesa la pagella – non buona – dell’Eba in occasione degli Stress test.
Un ruolo importante, si diceva, sarà giocato da Atlante. O Atlante 2, o Giasone come qualcuno ieri ipotizzava: il fondo costituito ad aprile e gestito da Quaestio Sgr è il principale indiziato per la dismissione di buona parte degli Npl senesi, ma per questo andrà ricapitalizzato con 4-5 miliardi di risorse fresche. Un fronte, questo, su cui il Governo si sta spendendo molto e che dovrebbe vedere in prima fila di nuovo la Cassa depositi e prestiti: Via Goito, si apprende, potrebbe partecipare come nel primo round, cioè con una quota vicina al 10% dell’ammontare che sarà raccolto dagli altri attori, dalla Sga alle assicurazioni fino ad altri istituzionali. Di questo si sarebbe parlato ieri in un vertice a Palazzo Chigi con il ministro Padoan e i vertici della Cassa.
Ma il Governo è impegnato anche nell’altro fronte, quello della trattativa con la Commissione europea per l’autorizzazione all’intervento pubblico nell’aumento della banca, destinato a fornire il capitale necessario a coprire le cessioni e aumentare le coperture. La parola d’ordine, come si diceva, è operazione di mercato: difficile visto che di mezzo c’è lo Stato, ma il compromesso potrebbe trovarsi in un aumento di mercato con lo Stato nel ruolo di garante, destinato cioè a intervenire sull’inoptato. Tra Roma e Bruxelles si ragiona sulle forme tecniche ammissibili per la garanzia, e si punta a una soluzione nei prossimi giorni.
Ieri il titolo Mps ha beneficiato anche del divieto delle vendite allo scoperto imposto da Consob. Sentita anche la Vigilanza dei mercati Ue (Esma), l’authority ieri ha deciso di estendere il provvedimento fino al prossimo 5 ottobre: il divieto non riguarda soltanto le vendite allo scoperto ma anche le posizioni nette corte, ovvero le operazioni ribassiste compiute attraverso strumenti finanziari derivati che hanno come sottostante le azioni della banca.

Marco Ferrando

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