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Mps, via all’aumento a sconto del 35,5%

Tutto pronto per il maxi-aumento del Monte dei Paschi di Siena. Dopo aver ricevuto nella tarda serata di mercoledì il via libera della Consob al documento informativo, ieri il cda della banca si è riunito a Milano per determinare il prezzo: alla fine, sarà applicato uno sconto del 35,5% sul Terp, il il prezzo teorico dell’azione dopo lo stacco del diritto. Una cifra sostanzialmente in linea con lo sconto applicato agli altri aumenti in corso o appena terminati, dal Banco Popolare (30,7%) a Bpm (31,7%) e fino al CreVal (34%).
Oggi si assisterà alla reazione del mercato. A partire da lunedì, invece, agli azionisti verranno offerte 214 azioni di nuova emissione ogni 5 già possedute, al prezzo di un euro ciascuna. Come accennato, i titoli della banca di Rocca Salimbeni saranno sul mercato con uno sconto del 35,5% sul Terp (calcolato sul prezzo di chiusura di ieri). Il calendario dell’offerta prevede che i diritti di opzione saranno esercitabili da lunedì 9 fino a venerdì 27 giugno compresi; sempre da lunedì e fino al 20 giugno compreso, ci sarà tempo anche per negoziare diritti di opzione in Borsa.
Il riassetto dei soci
Fissati i paletti dell’aumento, ora l’attenzione si sposta su chi risponderà e come. Posto che l’aumento è garantito dal consorzio di banche coordinato da Ubs, si sono impegnati a fare la propria parte un socio storico come Axa, con la sua quota vicina al 3%, e soprattutto la Fondazione (2,5%) insieme con i suoi due compagni di patto (Fintech e Btg), con cui condivide complessivamente il 9 per cento; dando per probabile anche la partecipazione di BlackRock, che ha recentemente ritoccato la partecipazione al 3,2%, e di parte degli hedge fund che negli ultimi mesi hanno rilevato pacchetti più o meno rilevanti dalla Fondazione guidata da Antonella Mansi, resta comunque l’incertezza sul 50% di capitale che resta. Sulla carta, c’è spazio per molti: si fa il nome di qualche nuovo hedge fund (ad esempio Paulson & Co e York Capital), ma quel che è certo è che la banca accentuerà il profilo di public company.
«Sono consapevole che un aumento di capitale da 5 miliardi a fronte di una capitalizzazione della banca di 2,8 miliardi non potrà non modificarne significativamente l’assetto azionario», ha detto nelle scorse ore il consigliere delegato, Fabrizio Viola: «Auspico l’ingresso nel capitale di fondi con un’ottica di medio-lungo periodo che credano nel piano della banca. Fondi soprattutto esteri: mi auguro che si arrivi alla definizione di un nuovo nucleo azionario che possa dare stabilità a Banca Mps». O che possa consentire al gruppo di giocare tutte le sue carte nel risiko di settore che si accenderà in Europa dopo i test Bce, quando verranno a galla punti di forza e di debolezza di tutte le principali banche: non a caso lo stesso Viola mercoledì non ha escluso la possibilità «che Banca Mps possa essere oggetto di aggregazioni paneuropee».
Il rimborso dei Monti bond
Il periodo dell’aumento consentirà al Monte di “girare” immediatamente al Tesoro buona parte dei 4 miliardi incassati con la ricapitalizzazione. Per bloccare gli interessi (la banca verserà circa 200 milioni per i primi sei mesi del 2014) il termine da rispettare è quello del 30 giugno e – anche se dal Ministero hanno fatto intendere che sarà applicato un margine di tolleranza – sarà opportuno non discostarsi troppo. Rimborsati i 3 miliardi, alla banca rimarranno ancora in pancia 1,07 miliardi di Monti bond: come più volte fatto intendere dal vertice del gruppo nelle ultime settimane, solo dopo i test Bce si valuterà la possibilità di saldare tutto il debito entro la fine di quest’anno.

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