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Mps, vertici al Mef per aprire il cantiere del piano

Il Tesoro non è ancora formalmente azionista di controllo a Siena, ma è questione di giorni. E così dovrebbe essere solo il primo di una lunga serie di incontri quello che stasera alle 18 vedrà il ceo del Monte dei Paschi, Marco Morelli e il presidente, Alessandro Falciai far visita al ministro Pier Carlo Padoan. Con sé, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, i vertici della banca dovrebbero portare le prime ipotesi del piano di ristrutturazione che andrà discusso con la Bce (cui spetta la decisione sul fabbisogno di capitale, al momento fissato in 8,8 miliardi) e con la Dg Comp della Commissione europea, che dovrà stabilire se la terapia è sufficientemente drastica da consentire una deroga alla normativa sugli aiuti di Stato, e quindi al Governo di iniettare i 6,6 miliardi necessari.
L’interlocuzione con Francoforte e Bruxelles non è ancora iniziata, ma si preannuncia lunga e complessa: di qui il primo scambio tra controllato e (quasi) controllante sulle ipotesi del piano, che serviranno ad aprire per lo meno il confronto. Che per forza di cose non dovrà protrarsi entro il mese di marzo, in modo da consentire la ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato entro la fine del primo trimestre.
Da quando è tramontata l’operazione di mercato, subito prima di Natale, il management del gruppo si è messo al lavoro su una rivisitazione più incisiva del piano di ottobre.In particolare, c’è da “forzare” gli schemi che consentivano di approdare a un RoTe dell’11% entro il 2019 grazie a un utile di poco superiore al miliardo e a fronte di un aumento di cinque. Ora l’asticella si è alzata, e non poco: gli utili andranno spalmati su un capitale di oltre 9 miliardi e raggiunti in un tempo più breve, dunque bisognerà applicare un giro di vite sul taglio dei costi: in arrivo, inevitabilmente, più chiusure di filiali (oltre alle 500 già previste) e più esuberi (oltre ai 2.600 già coperti). Altro punto centrale, gli Npl: saltata la cartolarizzazione del piano privato, saltato – nei fatti – il contributo di Atlante (per lo meno nella misura prevista in estate), il Monte deve ripartire da capo. Come accennato nei giorni scorsi, le possibili soluzioni sugli Npl sono diverse, e vanno dalla cessione per pacchetti alla auto-cartolarizzazione, fino alla gestione interna. In questo ambito, resta in piedi anche l’ipotesi, anticipata da Il Sole il 31 dicembre scorso, della creazione di una bad bank a cui cedere gli Npl in cambio di azioni da assegnare ai propri azionisti (in gran parte lo Stato); in pratica, un veicolo che in fasi successive potrebbe poi aprirsi ad altre banche. Un’ipotesi d’interesse per il Tesoro, che però ha affidato a Siena l’incarico di valutarne la fattibilità.
Ma oggi si parlerà senz’altro anche di liquidità. Come noto, il decreto salva-risparmio prevede anche la garanzia pubblica sulle emissioni delle banche in difficoltà: Mps ha già fatto la domanda per potersene avvalere, ma prima serve ancora un ulteriore decreto ministeriale che ne determini le modalità, atteso entro fine settimana. Il confronto tra il management di Siena e i funzionari del Tesoro servirà proprio a fare in modo che nella sua versione definitiva il decreto consenta a Mps di partire subito con il suo primo bond, un emissione da 1,5-2 miliardi attesa nei prossimi giorni: il via libera del cda potrebbe arrivare il 19, nella prossima seduta in agenda.

Marco Ferrando

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