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Mps, vertice fiume in Bce sul piano

Ieri a Francoforte, oggi a Siena, nei prossimi giorni con ogni probabilità a Roma e Bruxelles. Il vertice del Monte dei Paschi continua a macinare chilometri per mettere d’accordo i tanti interlocutori da cui dipende il salvataggio della banca: la Bce, il Governo (creditore attraverso i Monti bond), la Commissione europea (cui spetta autorizzare il rimborso anticipato del debito con lo Stato) e infine il mercato, da cui dipende il buon esito di un aumento che quasi certamente supererà l’attuale capitalizzazione di borsa del gruppo.
L’incontro di ieri
Ieri, si diceva, l’incontro tra il ceo e il presidente del Monte, Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, con Danièle Nouy, capo della vigilanza della Banca centrale europea. Una riunione durata diverse ore secondo i bene informati, da cui però poco o nulla è trapelato:?è probabile che i rappresentanti della Banca abbiano illustrato non solo il capital plan messo a punto dalla banca per colmare (e non solo)?il gap di 2,1 miliardi emerso dagli stress test a ottobre e in larga parte già noto, ma anche come verranno contabilizzati i 4 miliardi di rettifiche sui crediti emerse dall’esame dell’autunno scorso (di queste, già un miliardo è stato accantonato nei primi 9 mesi),?anticipando – nella sostanza – l’intenzione di passarle tutte a conto economico con il bilancio 2014.
I?due temi sono strettamente collegati, perché?se è vero che il buco di capitale va colmato punto e basta, dagli accantonamenti effettuati dipende invece il requisito minimo di Common equity tier 1:?per il Monte è stato fissato dalla Bce al 14,3%, ma se, come sembra, la banca computerà integralmente le rettifiche, l’asticella dovrebbe abbassarsi a livelli decisamente più ragionevoli. In entrambi i casi – sul capital plan e sul Cet1 – l’ultima parola spetta alla Bce, che secondo quanto si apprende da fonti vicine alla Vigilanza stessa, potrebbe a questo punto prendersi qualche giorno in più per sciogliere definitivamente le riserve: non è escluso, quindi, che il via libera arrivi non al consiglio direttivo del 4 febbraio ma alla riunione successiva, già convocata per il 18, quando Francoforte avrà ricevuto le prime bozze dei bilanci delle banche vigilate.
Le prossime tappe
Uno slittamento che ritarderebbe anche i successivi passaggi, a partire dal più atteso: l’aumento di capitale. Se, come si paventa in queste ore, la Bce non si esprimerà prima del 18 febbraio non ci sarà più il margine per convocare un’assemblea straordinaria – il preavviso è di 30 giorni – in tempo per avviare l’aumento a marzo;?a questo punto, non resterebbe che la seconda finestra utile, quella di maggio, dopo che i soci avranno rinnovato il board. In questo caso, l’assemblea straordinaria (sull’aumento) e ordinaria (su bilancio e rinnovo cda)?potrebbero essere contestuali, in una data ancora da definirsi in aprile.
Il board di oggi
Si capirà qualcosa in più oggi, quando Profumo e Viola faranno il punto in cda, convocato per la tarda mattinata. Dopo il resoconto dell’incontro di ieri, il board dovrà mettere a punto proprio i commenti e le considerazioni da fornire alla Vigilanza sulle comunicazioni inviate a dicembre sui nuovi requisiti di capitale. E anche la road map delle prossime settimane: come noto, oltre a Francoforte la banca guarda a Bruxelles (il piano dovrà ricevere un nuovo via libera dalla Commissione europea, visto che di mezzo ci sono aiuti di stato, cioè i Monti bond) nonchè a Roma, visto che proprio sui Monti Bond l’ultima parola spetta anche al Mef, che li ha emessi e ne è formalmente titolare.
Sviluppi, questi, cui guarda con ansia il mercato. Ieri il titolo Mps ha chiuso a +0,8%, meno birillante di altri titoli di settore, a conferma della prudenza con cui si assista alla prolungata incertezza in cui versa la banca. Tra gli osservatori più avidi di notizie, i soci riuniti nel patto del 9%:?Btg Pactual, Fintech e la Fondazione Mps, che proprio oggi riunisce la deputazione amministratrice (anche se all’ordine del giorno non ci sono delibere sulla banca).

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