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Mps verso il sequestro conservativo nel mirino oltre un miliardo di euro

SIENA — Un’altra tegola, ma a protezione dei piccoli azionisti, potrebbe abbattersi sul Monte Paschi di Siena. La Procura della Repubblica di Siena che coordina la mega inchiesta sull’acquisto di Antonveneta da parte senese (con un esborso complessivo di 17 miliardi per l’istituto) e sui derivati “tossici” della banca per centinaia di milioni, sta infatti valutando l’ipotesi di un sequestro conservativo di fondi, e la studia insieme ai vertici del Nucleo valutario della Guardia di Finanza. E se la Procura proseguirà su questa strada, la richiesta al Gip potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Si tratterebbe di un sequestro preventivo di un patrimonio del valore di circa 1,2 miliardi di euro, da mettere in relazione al bond convertibile Fresh, prestito mascherato da ricapitalizzazione contratto con Jp Morgan nel 2008 e grazie al quale fu possibile eludere i vincoli patrimoniali chiesti da Bankitalia e ottenere il via libera all’onerosa acquisizione Antonveneta.
La misura allo studio («stiamo valutando» dice una fonte) sarebbe legata al rinvenimento di un conto londinese di Jp Morgan, finanziatore iniziale del prestito-aumento che secondo gli inquirenti è illecito, perché ci sono prove documentali che, attraverso collateralizzazioni, il “rischio Fresh” «fu trasferito dai suoi sottoscrittori alla banca senese. Tra i protagonisti ora indagati di quelle peripezie finanziarie c’è l’ex capo dell’area finanza Mps, Gianluca Baldassarri che secondo gli incartamenti della parallela inchiesta su Lutifin, trasferiti da Milano a Siena, avrebbero incassato sui loro conti personali una quota delle molte operazioni della banca, guidando la cosiddetta “Banda del 5%”.
Repubblica ha tentato di contattare Baldassarri, ma al cellulare risponde una segreteria in lingua hindi, il che fa presumere che l’ex dirigente possa essersi allontanato dall’Italia.
Il clamore mediatico e politico provocato dall’inchiesta ha spinto il Procuratore della Repubblica di Siena, Tito Salerno, a tornare a precisare: «Il contesto investigativo è sensibile e complesso esclusivamente rispetto al ruolo svolto nei fatti oggetto di indagine dal precedente management. Nessuna informazione è stata né sarà diffusa in considerazione del rispetto dovuto al segreto investigativo, al mercato, ai risparmiatori». Tuttavia dopo qualche ora trapela la notizia che gli ex vertici di Mps oltre alle altre ipotesi di reato, sono stati indagati anche per responsabilità amministrativa. E dalla Procura di Trani si apprende che è stata aperta un’altra indagine per omessa vigilanza su Mps, a carico di Bankitalia. Intanto in Borsa Mps è tornata a soffrire, perdendo il 9,4%. A pesare sul titolo le indiscrezioni di Panorama, per cui la banca potrebbe perdere altri 500 milioni a fine 2012 dalla ristrutturazione del bond Chianti Classico. «Smentiamo con decisione che a tale operazione siano connesse perdite straordinarie», ha commentato la banca. Resta il fatto che quel prestito 2009 da 1,5 miliardi che cartolarizza gli affitti che Mps paga per occupare le sue filiali — e comprato dai correntisti, in un intreccio già chiacchierato in passato — è costosa per la banca, piace poco alla vigilanza e potrebbe portare perdite, se come teme qualche consigliere, la banca dovesse riacquistare quel bond dai correntisti. Ma Mps replica che la rimodulazione di Chianti Classico allo studio, «in ragione delle mutate condizioni di scenario potrebbe portare benefici al gruppo, di breve e di lungo termine». Ma sul bilancio pesa anche la scure di Moody’s che ha annunciato in serata un possibile downgrade

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