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Mps vara il piano per il rilancio

È un colpo di timone netto. Il piano industriale 2012-2015 di Banca Mps, approvato dal consiglio d’amministrazione di Rocca Salimbeni nella tarda serata di martedì (dopo 11 ore di discussione) e illustrato ieri alla comunità finanziaria e ai giornalisti dal presidente Alessandro Profumo e dall’amministratore delegato Fabrizio Viola, punta sulla discontinuità. Con l’obiettivo di rimettere in linea di galleggiamento il gruppo senese in meno di tre anni.
Tre le priorità: il rafforzamento della quantità e della qualità del capitale; un riequilibrio strutturale della liquidità; il raggiungimento di livelli sostenibili di redditività. Per centrare questi traguardi, il piano prevede di passare da un modello di produttività “da volumi” a una produttività “da servizi”, un forte potenziamento del front office e del private banking, la completa razionalizzazione dell’assetto del gruppo, con l’incorporazione delle controllate (Antonveneta è destinata a sparire) e la chiusura di 400 filiali, l’esternalizzazione delle attività di back-office, una diversa gestione delle risorse umane e la nascita di una nuova banca online.
Nell’arco temporale del piano, i ricavi complessivi caleranno dell’1% e il costo del credito scenderà a 77,4 punti base (dai 91,3 attuali); gli oneri operativi caleranno di 565 milioni (-4,3%) e il cost/income si attesterà al 58,5% (oggi 66,1%); il risultato operativo, nel 2015, supererà gli 1,3 miliardi (con un compound annual growth rate, cioè un tasso annuo di crescita del 26,2%) per il 70% riconducibile alla riduzione dei costi; l’utile netto consolidato atteso è di 630 milioni, sempre nel 2015, con un livello di redditività (Rote) del 7% e un forte miglioramento del rapporto crediti/depositi (dal 130 al 110%).
«È un piano costruito col vento in prua», ha detto Profumo utilizzando una metafora marinara per descrivere lo scenario macro di riferimento utilizzato, che sconta il perdurare della crisi dell’euro, un Pil italiano ancora negativo nel 2013 (-1%) e spread che scenderà a 200 solo nel 2015. «Siamo stati prudenti – ha spiegato Viola – e riusciremo a fare una banca performante, mantenendola indipendente. Un ritorno del 7% sul capitale tangibile, che è l’obiettivo di fine piano ci soddisfa – ha aggiunto l’ad – e consentirà di lavorare a un progetto strategico Montepaschi-2020 di lungo respiro».
Sul fronte dei costi, è previsto una riduzione del personale di 4.600 unità (di cui 100 dirigenti), in larga parte legata alla cessione di asset (la vendita a Cassa Asti del 60% di Biverbanca per 203 milioni, ufficializzata ieri, comporta l’uscita di 700 dipendenti dal gruppo senese), l’esternalizzazione di attività (il Consorzio informatico occupa 2.300 persone) e il pensionamento di poco più di mille lavoratori. Niente licenziamenti, dunque, nè ricorso alla cassa integrazione.
Viola, che si è presentato al tavolo con i sindacati nel pomeriggio di ieri portando la disdetta del contratto aziendale («Vogliamo introdurre criteri ispirati alla meritocrazia e al raggiungimento degli obiettivi», ha spiegato in conferenza stampa), ha incassato una prevedibile levata di scudi. «È un piano basato esclusivamente su tagli occupazionali e del salario, che ci vede contrari e determinati a opporci con ogni mezzo alla sua attuazione», dicono le organizzazioni dei dipendenti, lasciando intravedere una trattativa non facile.
Per quanto riguarda il rafforzamento patrimoniale di Banca Mps, rispetto alla richiesta di 3,2 miliardi dell’Eba, Siena realizzerà entro l’anno l’emissione di un bond governativo per 3,4 miliardi (un Monti-bond che porterà al 9% il Core Tier 1 del gruppo), di cui 1,9 destinati al rimborso dei Tremonti-bond e 1,5 per completare il cuscinetto finanziario mancante. L’intera somma sarà rimborsata, a partire dal prossimo anno, entro il 2015 (quando l’indice di patrimonializzazione secondo Basilea 3 si attesterà all’8,05%). Il cda di Rocca Salimbeni chiederà inoltre all’assemblera straordinaria degli azionisti, convocata per il 9 di ottobre, la delega ad aumentare il capitale sociale a pagamento per un miliardo entro cinque anni, in esclusione del diritto d’opzione. Arriveranno nuovi azionisti, dunque, e la Fondazione Mps diluirà ancora la sua quota (vedere altro servizio). È previsto inoltre un nuovo impairment test sul valore degli avviamenti e il deconsolidamento di Consum.it e del leasing. «Il programma è impegnativo, ma possiamo farcela», ha commentato Viola. «Cambiare era inevitabile e toccherà all’intero sistema bancario italiano», è stata la premessa e la conclusione di Profumo. Siena ha fatto la suo mossa.

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