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Mps vale un terzo in meno Il giudizio sugli ex vertici

Per il Montepaschi lo scenario avverso simulato nello stress test della Bce sta diventando la classica profezia che si auto-avvera: in appena quattro giorni dall’esame che ha fatto emergere una carenza di patrimonio di 2,1 miliardi, il titolo è crollato del 33%. Anche ieri, sospeso per eccesso di ribasso dopo aver toccato -17%, ha chiuso a 0,67 euro (-7%), ora vale appena 3,4 miliardi. E ieri sera Moody’s ha avviato un’analisi per un eventuale downgrade di Mps e Carige (-10,6% a 0,06 euro), l’altra bocciata ai test. 
La situazione è tesa perché mancano pochi giorni al 10 novembre, termine Bce per indicare le misure da intraprendere per colmare quel deficit. E per l’istituto presieduto da Alessandro Profumo la situazione è ancora più delicata per l’incrocio delle authority coinvolte: essendo sotto una ristrutturazione approvata dall’antitrust Ue, ogni modifica al piano deve avere anche l’ok di Bruxelles.
Uno dei fronti di trattativa è il posticipo del rimborso degli 1,1 miliardi di Monti bond residui. Mps si era impegnata con la Commissione Ue a rimborsarne 750 milioni entro il 2016. Ora l’idea è di spostare il rimborso integrale al 2017, riducendo così l’ammanco di capitale a 1,350 miliardi. Anche i soci esteri neo-azionisti di Siena come Fintech Advisory e Btg Pactual — che a giugno hanno sottoscritto l’aumento da 5 miliardi — starebbero aspettando la decisione sui Monti bond per valutare il quadro.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ancora ieri ha parlato di preferire «operazioni di mercato». Anche Profumo, suo «malgrado», guarda all’integrazione con un’altra banca. Esclusa dunque la via della nazionalizzazione, anche parziale. Del dossier avrebbero discusso ieri il presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich, e quello della Cariplo, Giuseppe Guzzetti, socio di Intesa Sanpaolo, istituto considerato tra i candidati a rilevare Mps o alcuni asset in caso di spezzatino. Resta sullo sfondo la soluzione estera: papabili tra gli altri, Bnp o Santander. E giusto oggi si conclude a Siena il primo filone del processo Antonveneta dove sono imputati gli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni.
L’incertezza ha frenato Piazza Affari (+0,19%) nonostante le spinte positive: il Pil Usa cresciuto del 3,5% nel trimestre e l’annuncio della Bce dell’acquisto di abs come misura espansiva della liquidità. La Bce ha anche comprato ieri una tranche del bond da 750 milioni lanciato dal Credem.
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