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Mps, UniCredit tratta a oltranza Sul tavolo fino a 7mila esuberi

La partita tra Mef e UniCredit per il dossier Mps si avvia verso i tempi supplementari. Domani scade il periodo esclusivo di due diligence e negoziazione aperto a fine luglio tra il venditore, il Tesoro – che detiene il 64% del capitale di Siena – e UniCredit, unico potenziale acquirente in campo. Il lavoro fatto nel corso delle scorse settimane è notevole, e diversi sarebbero i punti in via di definizione, ma la quadra finale – soprattutto sul fronte esuberi e sul capitale – ancora non si vede.

Da qua, una delle ipotesi che si fanno sul mercato è che, scaduti i termini, si prosegua nelle trattative a oltranza tra le parti, con o senza la prosecuzione dell’esclusiva. La due diligence di UniCredit su Monte dei Paschi procede «nel rispetto dei tempi e degli impegni stabiliti», ha detto ieri il presidente dell’istituto senese Patrizia Grieco in una lettera ai dipendenti citata dall’Adnkronos. Qualcuno, a Milano, punterebbe comunque a rispettare tempi brevi, quanto meno per delineare il dossier, ma non è un segreto che la soluzione del caso si intrecci con le elezioni suppletive del 3-4 ottobre a Siena, data che preferibilmente in molti a Roma puntano a scavallare.

Anche perché i nodi da sciogliere hanno anzitutto risvolti sociali. Nel corso dell’esame del dossier da parte di UniCredit, sarebbe stato individuato in circa 6/7mila il numero degli esuberi della sola Mps, un taglio certo doloroso (e da realizzare prima della fusione) ma ritenuto necessario per far sì che l’operazione possa essere finanziariamente sostenibile e possa decollare. Mps conta oggi circa 15 dipendenti per sportello contro i 10 di Bper e Credem e i 13 di BancoBpm. Da qua la richiesta di UniCredit di uniformarsi alla media di mercato, con una riduzione indicativa di 4/5 persone a sportello. Si tratterebbe di una sforbiciata secca di un terzo dell’organico attuale di Siena, che a fine 2020 era composta da circa 21.500 dipendenti. Di fatto, ai circa 2.669 tagli già previsti dal piano industriale al 2025 approvato da Mps, se ne andrebbero a sommare altri 4mila circa nelle richieste di UniCredit. A questi esuberi, poi, si aggiungerebbero le razionalizzazioni che piazza Gae Aulenti metterà nel proprio piano industriale, la cui presentazione al momento è fissata in agenda a novembre.

Il tema occupazionale si porta dietro gli inevitabili riflessi politici. «A me piacerebbe che Mps potesse diventare riferimento invece delle piccole imprese. Penso a un terzo polo bancario dedicato alle Pmi», ha detto ieri Matteo Salvini. D’altra parte tutti i soggetti al tavolo sanno che la questione esuberi rimane un nodo problematico, a prescindere da UniCredit. Chi è al lavoro sul dossier nota che quei tagli dovrebbero essere comunque fatti per portare il cost/income di Siena su livelli di mercato, E che in un’ipotesi stand alone, Mps si troverebbe ad affrontare prospettive occupazionali uguali se non peggiori, da quella provocata da un’ipotetica liquidazione, a quella generata da un nuovo duro piano riorganizzativo da concordare con la DgComp.

Una parte della soluzione potrebbe passare attraverso il rifinanziamento del fondo esuberi, con prepensionamenti e scivolo fino a 7 anni, anche se il conto rischia di essere non banale per l’azionista pubblico, che dovrebbe intervenire nell’ambito dell’aumento di capitale già per coprire lo shortfall di capitale esistente di Siena. Altre ipotesi prevedono poi possibili ricollocazioni in Amco, in vista della necessaria gestione degli Npl che verrebbero ceduti. Tutto però è ancora in divenire.

Qualcosa di più sullo stato dell’arte delle trattative e sul punto di possibile caduta si potrebbe sapere il 14 settembre quando sarebbe in programma l’audizione in Commissione Banche del ceo Andrea Orcel, anche se il rinvio si fa sempre più probabile a fronte della prosecuzione delle trattative. Proprio Orcel ieri intanto ha varato la nuova squadra guidata dalla Group Digital & Information Officer, Jingle Pang.

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