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Mps-UniCredit, asset al vaglio: dentro Widiba, fuori l’area Sud

Le coordinate di massima sono definite. Ma ora, nella partita che si sta giocando tra UniCredit e Mef per decidere il futuro di Mps, si devono definire i singoli elementi dell’intesa, elementi che però sono destinati a non rimanere semplici dettagli. E tra le molte le questioni che saranno oggetto di confronto nelle prossime settimane – i 40 giorni per la due diligence esclusiva potrebbero estendersi, in caso di necessità – ci sono in particolare tre nodi da sciogliere: il perimetro oggetto di acquisizione, il futuro della sede centrale a Siena e la neutralizzazione delle cause legali (attuali e future) in capo a Montepaschi.

Il ceo di UniCredit Andrea Orcel, che guida le trattative insieme ai top manager di fiducia Andrea Maffezzoni (il capo della strategia e dell’M&A) e Joanna Carrs (numero uno dello Stakeholder Engagement) e con l’avvocato Roberto Cappelli dello studio Rccd – mentre gli advisor finanziari sono in via di definizione-, ha chiarito sin dall’avvio delle trattative che l’operazione Mps si farà solo a patto di rispettare un «incremento rilevante della profittabilità prospettica» e migliorare «la qualità dell’attivo e il profilo di rischio». Da qui dunque, la serie di paletti concordati con il Mef, dall’esclusione dei crediti deteriorati (che andranno ad Amco) all’adeguata copertura di eventuali ulteriori rischi di credito all’accrescimento «significativo» dell’utile post sinergie.

Se questi sono gli obiettivi, le strade per arrivarci impongono il superamento di alcune questioni su cui il dibattito politico rischia di impattare in maniera significativa. L’aspetto più critico rimane la gestione direzione generale di Siena. UniCredit, dalla sua, non intende incorporare un quartier generale che duplicherebbe le funzioni direzionali. L’assorbimento della sede di Siena potrebbe essere fatto a patto di farne una direzione regionale. Nel complesso, comunque, è prevista una profonda riorganizzazione, con circa 5-7mila esuberi, tema su cui il Mef sta ragionando con un fondo ad hoc. Oltre alla banca resta da capire il futuro delle società prodotto, dalla banca per le imprese Mps Capital Services al Leasing&Factoring alla società fiduciaria Monte Paschi. Così come da definire è anche il futuro del marchio, che in teoria potrebbe essere acquistato dalla stessa UniCredit in quanto avviamento e lasciato come brand commerciale del gruppo. Per UniCredit potrebbe esserci invece interesse per Widiba, banca digitale del gruppo Mps che sta registrando tassi di crescita significativi in termini di raccolta ed è un fiore all’occhiello del gruppo dal punto di vista tecnologico.

C’è poi la questione della rete commerciale. Piazza Gae Aulenti come noto sta esaminando un perimetro complessivo di Siena che vale circa 3,9 milioni di clienti, 80 miliardi di crediti, 87 miliardi di depositi, 62 miliardi di masse gestite e 42 miliardi amministrate. L’idea di Orcel, tuttavia, è quella di rafforzarsi nei territori più produttivi del paese, e in particolare nel Centro-Nord, dove si trova il 77% degli sportelli di Siena: sommando le quote di mercato, in Toscana UniCredit potrebbe superare il 21% del mercato, in Lombardia arriverebbe all’11%, in Emilia Romagna sfiorerebbe il 17%, in Veneto oltre il 20%. Molto meno interesse invece ci sarebbe per la rete del Sud di Mps. In particolare, in virtù dei vincoli Antitrust, UniCredit dovrebbe disfarsi della quota senese in Sicilia (data la sua già massiccia presenza vista l’eredità del Banco di Sicilia) e in Puglia, in particolare nel Salento (dove Siena è forte per l’ex Banca121). In questo quadro, non è da escludere che a fare da supporto esterno possa essere Mediocredito Centrale: oggi non è al tavolo delle trattative, ma secondo diverse letture Mcc potrebbe essere chiamato successivamente per assorbire gli sportelli in esubero.

In ultimo resta il tema delle cause legali. L’accordo transattivo tra Mps e la Fondazione ha tolto un’incognita di peso, riducendo a circa 6 miliardi l’ammontare complessivo del contenzioso. Ma UniCredit (il cui titolo ieri è sceso del 2%) vuole garanzie e tutele sia su quelle attuali (che potrebbero essere girate a Fintecna) che su quelle future, su cui potrebbe essere strutturato un sistema di garanzie statali. Infine, secondo Bloomberg, Mef e Unicredit cercheranno una strada per proteggere i bondholder, anche trasferendo i bond subordinati a Unicredit.

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