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Mps, un piano per sofferenze e aumento L’obiettivo di salvaguardare il risparmio

Un consiglio d’amministrazione che non era in agenda, ma che comunque non dovrebbe essere risolutivo. I vertici del Monte dei Paschi tornano a riunirsi oggi a Siena per discutere il piano di rafforzamento dell’istituto in vista degli stress test dell’Eba e in funzione della richiesta della vigilanza Bce — da esaudire sempre entro fine luglio — di definire la dismissione di altri 10 miliardi di sofferenze entro il 2017. La vicenda Mps è seguita con grande attenzione da autorità monetarie e esecutivo, e secondo fonti di governo Renzi a questo punto penserebbe a una soluzione «di mercato».

Il ministro dell’Economia e il Governatore di Bankitalia, per inciso, partono oggi per il G20 in Cina e rientreranno solo lunedì. Per il Monte Paschi – che ieri in Borsa è stato ripetutamente sospeso e ha chiuso a -1,89% – sul tappeto ci sono diverse opzioni.

Si lavora sulla cessione delle sofferenze e sul probabile conseguente aumento di capitale, ma si esplorano anche soluzioni industriali. Ubi ha raffreddato le voci su un suo interesse per gli sportelli ex Antonveneta. L’ipotesi, gradita a Roma, resta sullo sfondo, come altre opzioni. Per l’aumento di capitale si starebbero sondando le banche estere per un possibile consorzio di garanzia, per la cessione delle sofferenze prosegue invece la trattativa con il fondo Atlante.

Il Tesoro, in caso fosse necessario, potrebbe intervenire a sostegno dell’operazione, anche se con la Ue non si è ancora arrivati a un chiarimento definitivo sui margini di manovra. Per «mettere in sicurezza» Mps in vista degli stress test si ipotizza la cessione delle sofferenze a un veicolo esterno e quindi un successivo aumento di capitale sul mercato che reintegri le perdite della vendita dei crediti, dove lo Stato sarebbe solo potenziale garante di ultima istanza. Si applicherebbe il principio della condivisione del rischio ( burden sharing ), caro alla Ue, facendo salvi però i risparmiatori con un indennizzo sotto forma di riacquisto da parte di Siena dei bond , ammettendone la vendita scorretta. Prima degli stress test, duramente criticati ieri dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, è possibile che la rete di sicurezza già aperta sulla liquidità possa essere estesa.

Giornata cruciale oggi anche per le quattro banche che nel novembre scorso sono state «salvate» dal sistema creditizio. Entro le 18 dovranno pervenire all’Autorità di risoluzione, costituita dalla Banca d’Italia, le offerte vincolanti per l’acquisto di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara, prese in gruppo o singolarmente. Per facilitare l’arrivo delle offerte, sostanzialmente statunitensi ma non circoscritte al solo fondo Apollo, è stato spostato in avanti il termine di presentazione delle buste che — segnalano in via Nazionale — verranno aperte domattina davanti a un notaio.

Le voci della vigilia parlano di un modesto interesse da parte degli investitori istituzionali e di una palese azione speculativa. Per le quattro banche presiedute da Roberto Nicastro, ricapitalizzate otto mesi fa con 1,2 miliardi, sembra siano in arrivo offerte per soli 400 milioni complessivi. Al punto che non si escludono riaperture del periodo d’offerta. Ma contro questa ipotesi gioca il tempo: gli accordi con le autorità europee prevedono che l’Autorità di risoluzione esca completamente dal capitale delle quattro banche entro il 30 settembre.

Mario Sensini Stefano Righi

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