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Mps, un giorno di tregua Il titolo guadagna il 10%

MILANO

Complice anche il rimbalzo dei mercati, il titolo recupera il 9,2% a 0,50 euro e torna a valere quasi 1,5 miliardi, anche se da inizio anno la perdita registrata è di quasi il 60%. La volatilità della banca è un dato comune a Piazza Affari, anche perché bastano pochi milioni per influenzarne le quotazioni. Ma pesa anche l’assenza di un progetto strategico. Se fino a qualche settimana fa c’erano ancora ipotesi in discussione, da alcuni giorni, anche per la tempesta sui mercati, a Siena non ci sarebbe nulla sul tavolo. «Più che depresso sono arrabbiato», ha detto di recente il ceo Fabrizio Viola a un convegno Fabi, «perché dopo 4 anni di intenso lavoro, fatto per riportare la terza banca più rilevante del Paese dove deve stare, il comportamento dei mercati mi disturba parecchio». Eppure proprio il prezzo basso di Mps potrebbe favorire un’aggregazione, secondo alcuni osservatori. Tuttavia anche l’ipotesi più concreta, quella di Ubi, è per ora accantonata: «In questo momento un’aggregazione con Mps è esclusa, non ci sono le condizioni», ha detto il ceo della banca lombarda, Victor Massiah. Ma se ci fosse dal governo qualche intervento di immediato effetto sul fronte dei crediti deteriorati per agevolarne la gestione, che però non è finora arrivato, lo scenario cambierebbe e Ubi potrebbe anche tornare a considerare Siena. Quando sondò Mps, a parte la fusione a tre con Bpm, Massiah aveva in mente di creare una bad bank con la partecipazione di un fondo estero specializzato in crediti deteriorati (Npl). Ma l’ipotesi sarebbe sfumata per una questione di tempi: Ubi voleva realizzare in un colpo solo fusione e spinoff dei crediti cattivi, per non restare esposta al rischio degli Npl. Ma sarebbe stato un cantiere che avrebbe impegnato le due banche per parecchi mesi prima di venire chiuso. Troppo tempo, troppa incertezza. In più avrebbe pesato la riluttanza di parte dei soci Ubi nel varare da soli l’operazione. Per Mps circola ora l’ipotesi di un «salvataggio» da parte delle Bcc toscane (come la Bcc di Cambiano e Chiantibanca) se diventassero spa, grazie anche a una figura importante come Lorenzo Bini Smaghi, già banchiere centrale della Bce e presidente in pectore di Chiantibanca. Ma i dubbi sul mercato sono molti. Ieri i sindacati dei bancari hanno detto di respingere ipotesi di matrimonio «assolutamente contraddittorie». Per Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca e Unità Sindacale, «il termine “salvataggio’’» per Mps appare «assolutamente falso ed irresponsabile» .

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