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Mps, ultimo tentativo per l’aumento

Mps continua pervicacemente a crederci. Ieri il consiglio d’amministrazione ha approvato la complessa manovra da 5 miliardi di rafforzamento patrimoniale, partendo dalla riapertura della conversione dei bond subordinati. Ma il tempo sta davvero per scadere: il limite massimo per chiudere, spiegano sul mercato, è il 23 dicembre. Poi si passa al panettone, anche per la finanza, e il 31 dicembre scatta la mannaia della Bce, che l’ha fissato come termine ultimo. Non basta: del Qatar (da cui le banche d’affari si aspettavano un miliardo) non si hanno notizie; probabilmente, quell’ipotesi non c’è più. Senza, rischia di saltare tutta l’operazione. Comunque, per ora il Monte cerca di provarci, tanto che fin da metà giornata ieri ha approvato lo schema dell’operazione, pronta a partire appena arriverà l’ok della Consob (che a tarda serata non c’era ancora stato).
A Siena sperano che alla fine il sì arriverà, ma in realtà non c’è niente di scontato. Per tutto il giorno c’è stata grande interlocuzione tra la Consob e la banca e all’interno della stessa Commissione; anzi, sembra che tra i quattro commissari ci fossero pareri molto discordi e che la discussione sia stata particolarmente accesa. Poi ieri a tarda sera il voto favorevole che autorizza la conversione dei bond. Per la luce verde all’aumento di capitale ci si è aggiornati ad oggi.
Il punto delicato era proprio quello di consentire la riapertura della conversione volontaria dei bond subordinati in nuove azioni del Monte, con modalità tali che anche il retail possa partecipare. Nella prima versione erano stati messi paletti talmente alti che non era stato quasi possibile, per il risparmiatore, aderire all’offerta. Ora però l’alternativa – o meglio, il pericolo più che fondato – è che si vada ad una conversione obbligatoria e a condizioni peggiori rispetto all’offerta volontaria, se dovesse scattare la partecipazione dello Stato all’aumento di capitale.
Ieri intanto il Monte ha fatto l’ultimo tentativo di credere che il rafforzamento patrimoniale possa andare in porto. Quattro banche (Jp Morgan, Mediobanca, Credit Suisse e Hsbc) hanno firmato anche il prestito ponte da 4,7 miliardi, necessario per far partire la cartolarizzazione; dovevano essere in cinque, ma Citi si è chiamata fuori e il maggiore impegno è stato diviso tra le altre banche. Il consiglio di amministrazione ha approvato la riapertura della conversione dei bond, includendo anche il Fresh, per un totale di 4,5 miliardi. Un miliardo è stato già consegnato nella scorsa tornata, ora si spera che ne arrivino altri 1-1,5 miliardi (di cui circa un terzo dal retail). Il resto, per arrivare a 5 miliardi, verrà dall’aumento di capitale sul mercato (e rivolto anche agli anchor investor, i grandi investitori, se ci saranno). Complessivamente, il 65% dell’aumento di capitale è rivolto agli investitori istituzionali, mentre il 35 è indirizzato al pubblico indistinto. Ma sono ripartizioni che contano relativamente: la stessa banca spiega che a seconda della domanda, le quantità dei singoli comparti potranno essere aumentate, per far sì che l’aumento venga tutto sottoscritto (è la clausola di claw back).
Così come solo a fine percorso si saprà il prezzo delle nuove azioni del Monte, che hanno un vincolo massimo (inverosimile) di 24,9 euro per azione – come era già stato indicato in precedenza – e un minimo “tecnico” (come lo definisce una nota del Monte) di 1 euro.

Vittoria Puledda

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