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Mps, truffa da 90 milioni per la “banda del 5%”

Per la Procura di Siena otto indagati nell’inchiesta sulla “banda del 5%” dovevano finire in galera con l’accusa di associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla truffa aggravata. Ma il Giudice delle indagini preliminari ha negato le manette disponendo il divieto di espatrio a otto degli 11 indagati, a cui sono stati ritirati i passaporti e altri documenti per l’espatrio. La richiesta d’arresto dei pm Aldo Natalini, Giuseppe Grosso e Antonio Nastasi era stata avanzata per un filone dell’inchiesta che già lo scorso anno aveva portato in carcere l’ex capo area finanza di Mps Gianluca Baldassarri ora sotto processo con l’ex dg e l’ex presidente della banca, Antonio Vigni e Giuseppe Mussari; tutti imputati di ostacolo alla vigilanza per i derivati Alexandria e Santorini.

Da ieri all’alba la Gdf ha esecuito decine di perquisizioni a Milano, Ravenna, Siena, Roma e in provincia di Monza, disposte dai magistrati senesi. Uno dei provvedimenti di custodia cautelare era intestato a Baldassarri, capo della “banda del 5%” che nella nuova inchiesta è indagato con Alessandro Toccafondi (suoex vice), Matteo Pontone, ex responsabile del desk Mps di Londra, e Antonio Pantalena, ex trader Mps e i titolari della società Enigma, Matteo Pontone e Maurizio Fabris. L’accusa dei pm è relativa a una presunta truffa da 90 milioni ai danni del Monte e di altri soggetti, di cui 47 già sequestrati un anno fa, quando esplose il caso a Siena. Milioni di euro furono rintracciati tra Londra, Lugano, Italia e Vanuatu, isola del Pacifico. Ma per l’accusa, dopo alcune rogatorie dei mesi scorsi in vari paesi europei e non, all’appello mancherebbero quasi 50 milioni, nascosti in parte a Londra e a Singapore. Nelle 35 pagine dell’ordinanza del gip le richieste di arresto avanzate dei pm sono giustificate dai nuovi esiti dell’inchiesta, da recenti movimentazioni e dai conti rintracciati anche a Singapore. «Non può essere trascurato il fatto – scrivono i pm – che tutti gli indagati hanno mostrato particolare scaltrezza e una non comune capacità organizzativa per strumentalizzare a fine di profitto le rispettive professionalità e conoscenza dei mercati finanziari, mediante la realizzazione di un’abile struttura criminale e di un reticolo di scambi e depositi finanziari…assicurando margini di redditivitàsu operazioni di trading dell’area finanza Mps che aveva eletto Enigma a interfaccia operativo di fiducia e successivamente accumulare, stoccare e ripartire tra gli associati i profitti illeciti». Baldassarri per i pm «avrebbe dirottato il denaro proveniente dalla collaborazione Mps-Enigma alla Matei di Singapore, di cui è titolare il fratello». Sono, inoltre, indagati tre broker di Enigma: il socio fondatore Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone. Baldassarri nella veste di capo dell’organizzazione avrebbe ottenuto tangenti private da operazioni come Alexandria e Santorini, da spartire coi complici. Un anno fa gli furono sequestrati 20 milioni, rientrati in Italia con scudi fiscali tra il 2009 e il 2010. Altri 27-28 milioni di euro furono sequestrati a Toccafondi (13,8 milioni), ai tre broker di Enigma (14 milioni), a Pantalena (1 milione).
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