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Mps, Tremonti bond all’esame del governo

MILANO — Il dossier Montepaschi potrebbe approdare questa mattina al consiglio dei ministri. Il governo deve valutare la strada più adeguata per fornire alla banca senese gli aiuti pubblici di cui ha bisogno per almeno un miliardo di euro. Il mercato guarderà dunque oggi con attenzione verso due città: Siena, dove è convocato il board presieduto da Alessandro Profumo in cui l’amministratore delegato Fabrizio Viola illustrerà il piano industriale «Rilancio 2015»; e Roma, visto che toccherà al governo presieduto da Mario Monti — che è anche ministro dell’Economia — individuare le risorse finanziarie per l’aiuto pubblico e stabilire come procedere: con un nuovo decreto, con una riapertura della finestra dei vecchi Tremonti bond oppure con nuove disposizioni attuative.
Ieri il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, si è limitato a dire «lo vedremo» a una domanda sulla riedizione dei Tremonti bond. Il tema Mps non compare nell’ordine del giorno del consiglio dei ministri ma potrebbe rientrare tra gli argomenti cosiddetti «fuori sacco», considerato anche che si tratta di una società quotata, e tra le più sensibili di Piazza Affari: ieri ha perso il 7% a 0,20 euro (tra le peggiori, insieme con Unicredit che ha perso l’8,4%).
Sembra comunque ormai scontato dal mercato che Mps proceda a un rafforzamento patrimoniale attraverso aiuti pubblici. Sulle modalità si sono fatte in questi giorni diverse ipotesi, come un ingresso della Cassa depositi e prestiti o anche del Fondo strategico italiano («Non sono in grado di commentare» questa ipotesi, ha commentato ieri Maurizio Tamagnini, amministratore delegato del Fsi). Mps aveva già chiesto 1,9 miliardi di Tremonti bond nel 2009 e a differenza di Banco Popolare, Creval e Bpm non li ha ancora restituiti. Adesso potrebbe farvi ricorso di nuovo per colmare il miliardo rimasto scoperto dei 3,3 in più richiesti dall’Autorità bancaria europea (Eba) come «cuscinetto temporaneo» per coprire i rischi legati all’esposizione ai debiti sovrani. Fra le banche italiane, Mps è quella proporzionalmente più esposta verso l’Italia con 25 miliardi di bond e per di più ha dovuto valutare a prezzi di mercato i derivati di copertura costruiti sui bond stessi (che da soli pesano per circa 1,7 miliardi). Potrebbe essere legato anche all’attesa delle decisioni di governo e Banca d’Italia il «rinvio per ragioni organizzative» del board di Mps da ieri a oggi. La presentazione al mercato avverrà invece domani a Siena.
Analisti e investitori pongono l’accento su quanto il rafforzamento costerà: per gli attuali Tremonti bond il tasso è dell’8,5% che diventerà il 9% nel 2013. A questi livelli 3 miliardi di bond peserebbero per circa 260-270 milioni, incidendo significativamente sugli utili. Il Tremonti bond ha però il vantaggio di non dover essere retribuito se la banca non distribuisce dividendi, e questo lo rende più vantaggioso per Mps rispetto ai Co.Co. bond, obbligazioni convertibili in azioni se il patrimonio scende sotto un certo livello, che pure sono stati ipotizzati da Viola. Per i Co.Co bond si stimano infatti cedole anche del 15%, senza considerare la difficoltà di trovare investitori in un momento così difficile di mercato.
In ogni caso l’aiuto pubblico sarà solo una stampella del piano: l’altra sarà costituita da un deciso taglio dei costi, anche con contratti di solidarietà al personale, e con una organizzazione del business bancario molto diversa e non esclusivamente basata sugli sportelli, che dovrebbero anche essere razionalizzati.

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