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Mps, tre settimane per evitare l’aumento e centrare i target Eba

Se la vita talvolta è imprevedibile, il mercato lo è ancora di più. Uno sportello bancario, nel 2008, in Italia poteva valere fino a 12 milioni (fu il prezzo pagato a Intesa Sanpaolo da Carige) e quello stesso anno Banca Mps non esitò a sborsarne 10 per ciascuna delle mille agenzie di Antonveneta: oggi, con 8mila sportelli da chiudere nel sistema nazionale (stima Boston Consulting), il gruppo senese vorrebbe ricavare almeno 600 milioni dalla vendita di 200 di quelle stesse filiali del Nord-Est, ma fatica a trovare un compratore (il dossier è in mano a operatori stranieri, tra cui Deutsche bank) e sarebbe pronto a mettere sul piatto anche il marchio Antonveneta.
La banca di Rocca Salimbeni, che nel frattempo ha cambiato i vertici con l’arrivo di Alessandro Profumo alla presidenza e di Fabrizio Viola nel ruolo di amministratore delegato e direttore generale, di marchi da offrire al mercato per la verità ne ha diversi (non solo Antonveneta, ma anche Banca Toscana, Banca agricola mantovana e Steinhauslin, ormai “scomparsi” da tempo), avendo seguito una politica sostanzialmente mono-brand e trovandosi adesso nel bisogno di ridurre ulteriormente i costi (tagliando o accorpando funzioni) e di fare cassa per rafforzare il patrimonio, secondo le richieste Eba (un buffer straordinario e temporaneo di 3,2 miliardi entro fine giugno).
Viola porterà in consiglio d’amministrazione il piano industriale di gruppo 2012-2015 lunedì 25 e il giorno successivo lo presenterà in pubblico. Nelle due settimane che mancano, Siena spera di arrivare alla cessione del 60% di Biverbanca, per il quale ha ricevuto (attraverso l’advisor Mediobanca) le offerte vincolanti di Banca popolare di Vicenza e Cassa di Risparmio di Asti: la seconda più alta della prima sotto il profilo economico, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore. Il valore è comunque intorno ai 200 milioni e i tempi saranno rapidi. Altre cessioni nel corso del mese non arriveranno.
È molto probabile, dunque, che Banca Mps debba ricorrere a un’emissione di obbligazioni ibride convertibili (Convertible contingent bond, o Coco bond) per raggiungere l’obiettivo patrimoniale indicato dall’Eba. Il gruppo presieduto da Profumo ha già utilizzato la leva del capital management (sui prestiti Fresh 2003 e 2008) e ottimizzato le attività ponderate per il rischio (secondo i criteri di Basilea 3), mettendo a patrimonio circa 2 miliardi. Altri 200 dovrebbero uscire dalla vendita di Biver. Mentre il ricorso a un nuovo aumento di capitale, a Siena, viene escluso in modo categorico.
La parte mancante del buffer richiesto, cioè circa un miliardo, arriverà dai Coco bond. In attesa di poter mettere sul mercato gli immobili (500 milioni a valore di libro), una quota di Consum.it, gli sportelli Antonveneta (con o senza marchio) e, magari, quel 4,6% di Banca d’Italia custodito nel portafoglio di Rocca Salimbeni a un valore di 700 milioni.
Per il terzo polo bancario del Paese, stretto tra le difficoltà del mercato (in linea con il sistema, raccoglie il 30% in meno di quanto eroga) e la necessità di fare efficienza e tornare a produrre reddito (54,5 milioni l’utile netto del primo trimestre), il passaggio è decisivo. Proprio mentre si apre un confronto non facile con le rappresentanze sindacali interne, che si sentono tagliate fuori dalle scelte strategiche e operative. E con un’inchiesta della magistratura che ha messo nel mirino le manovre finanziarie che nel 2008 permisero l’acquisto di Antonveneta.
Il Comune di Siena intanto è stato commissariato e la politica locale, in piena crisi, chiede di riformare la Fondazione Mps, azionista di maggioranza (36,5%) della banca. Non solo il mercato, anche una delle città più conservatrici e stabili del Paese si sta rivelando imprevedibile.

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