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Mps, trattativa finale con la Ue sugli esuberi

Insieme ai conti del primo trimestre domani sul tavolo del cda del Monte dei Paschi di Siena arriverà anche l’ultima versione del piano industriale discussa la settimana scorsa con i tecnici della Dg Competition. Non è ancora quella definitiva, ma ormai si sarebbe lontani dalla strategia elaborata nell’autunno scorso e presentata al mercato a corredo dell’aumento da 5 miliardi, poi naufragato: l’orizzonte, ad esempio, è diventato quinquennale – con la scadenza posticipata dal 2019 al 2021 – e alcune voci sono state riviste al rialzo, in particolare al capitolo riduzione dei costi.
E qui, stando a quanto trapela da diverse fonti vicine alla trattiva, si sta cercando una non facile quadratura del cerchio sugli esuberi. Un tema finito al centro di un nuovo acceso dibattito tra la banca, il Tesoro che nei fatti la rappresenta al tavolo, la Bce e la Commissione, un braccio di ferro che molto somiglia a quello di gennaio e febbraio sull’ammontare del capitale, con Francoforte a chiedere il massimo del capitale e Bruxelles il minimo. Di nuovo il pressing è della Dg Comp, che per autorizzare la ricapitalizzazione precauzionale pubblica – quindi l’aiuto di Stato – chiede in cambio un piano di estremo rigore, che consenta alla banca di imboccare la strada della sostenibilità e quindi possa tornare in mani private il più in fretta possibile. A fine ottobre il ceo Marco Morelli aveva spiegato al mercato che la banca avrebbe ridotto il numero degli addetti dai 25.200 di fine 2016 a quota 22.600, grazie a 450 pensionamenti, 300 nuovi ingressi e 2.450 uscite anticipate, per cui era stato predisposto un fondo di solidarietà di 550 milioni; muoversi da questi valori, così come ha chiesto la Commissione europea che ragiona per obiettivi, non è facile: il management vuole evitare i licenziamenti, ma l’unico modo per farlo è incrementare le uscite con scivolo, e dunque i costi sul breve periodo.
Ora si starebbe cercando una mediazione su un valore intorno alle 5-6mila unità ma spalmate sui cinque anni e non più su tre, con un impatto dunque diluito nel tempo; anche perché, si è fatto notare dalla banca in queste settimane, il Monte è già reduce da un quadriennio, il 2012-15, che ha visto i costi da lavoro scendere del 17%, dunque a rischio è l’operatività stessa della banca. Secondo alcune stime di cui Il Sole è venuto in possesso, alzando le uscite intorno a quota 5mila l’effetto sui costi salirebbe a -654 milioni (circa mezzo miliardo in più rispetto al piano di ottobre), pari al 18% sulla base costi del 2016, migliorando sensibilmente il 54,5% di cost/income che la banca si era data come obiettivo per il 2019 e che ora per il 2021 potrebbe essere ritoccato. Altro capitolo decisivo, ovviamente, anche la gestione dei 29 miliardi di sofferenze lorde ancora in pancia alla banca: si lavora su più ipotesi, ma al momento quella considerata più realistica prevede il coinvolgimento di Atlante 2 con l’acquisto per circa mezzo miliardo della tranche junior.

Marco Ferrando

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