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Mps, transazione con Nomura Chiuso il derivato Alexandria

Mps chiude anche l’ultimo contensioso derivante dalla vecchia gestione. Ieri sera il Monte ha annunciato di aver chiuso con la banca giapponese Nomura una transazione sull’operazione di finanza strutturata «Alexandria». All’esito della transazione – secondo quanto annunciato in tarda serata da Siena – l’esborso effettivo a carico di Mps si è ridotto a 359 milioni (con una riduzione di 440 milioni rispetto al pricing previsto di 799 milioni). Nell’ambito dela chiusura dell’operazione, Nomura consegnerà al Monte, a valori di mercato, un portafoglio composto prevalentemente da BTp in asset swap di durata finanziaria medio-lunga per circa 2,635 miliardi di valore nominale. La chiusura dell’accordo – che era una delle richieste della Bce – porterà al Monte un «beneficio patrimoniale Basilea 3 transitional di 56 punti base, con un incrememento del patrimonio netto tangibile di 257 milioni». Sui conti 2015, la transazione avrà un impatto negativo one-off di 88 milioni di euro al netto delle imposte, che dall’anno prossimo diventerà positivo per 40 milioni a esercizio. Per l’ad Fabrizio Viola, «si rafforza patrimonialmente la banca e la sua redditività prospettica».
Continua pagina 38 Alessandro Graziani
Cesare PeruzziContinua da pagina 37 Alla sua prima uscita pubblica da presidente di Banca Mps, Massimo Tononi non si nasconde dietro a frasi di circostanza, che pure inevitabilmente dispensa al pubblico di giornalisti che affolla la conferenza stampa a Rocca Salimbeni. «L’aggregazione resta il nostro obiettivo, al quale dedicherò buona parte del mio tempo», dice l’ex numero uno di Borsa italiana, da tre giorni a Siena. «Questa è l’indicazione del regolatore – aggiunge -. Le sollecitazioni della Bce vanno ascoltate e, del resto, non ho motivo di ritenere che per quanto riguarda Mps la sostanza cambierà nel prossimo futuro».
Tononi, che conferma l’incontro avuto la settimana scorsa a Francoforte («di cortesia», puntualizza), in buona sostanza non si aspetta novità dall’esito dello Srep (il processo di revisione prudenziale dei parametri patrimoniali condotto dalla Bce sulle principali banche europee), pur ribadendo la ritrovata solidità del gruppo: «Il Monte oggi è una banca risanata, con un conto economico in costante miglioramento, dopo aver rimborsato interamente gli aiuti di Stato, grazie al lavoro straordinario fatto in questi ultimi anni dai vertici, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, e dai 25mila dipendenti – sottolinea il presidente -. Sono entusiasta e orgoglioso di rappresentare questa banca, che ha più di 5 milioni di clienti e una rilevanza sistemica in Italia, e non solo. La grande forza del Monte – continua – è l’attaccamento all’azienda e la condivisione di valori, dentro e fuori la banca che ormai è una pubblic company, senza più azionisti in grado di determinare il corso delle cose».
Il tema della polverizzazione dell’azionariato non è secondario. Quando Profumo arrivò a Siena, nella primavera del 2012, in piena crisi ormai conclamata, la banca era ancora saldamente sotto il controllo (almeno formale) della Fondazione Mps, che solo nei mesi successivi ha progressivamente ridotto la propria partecipazione fino alla quota dell’1,49% attualmente in portafoglio. Anche il patto di sindacato, costituito nel 2014 da Fondazione Fintech e Btg Pactual con il 9% complessivo del capitale, oggi è sceso sotto lo 0,50% per effetto dell’aumento di capitale e dell’ingresso del Tesoro al 4% nella compagine azionaria (con emissioni di nuovi titoli). «Come presidente sarò il garante degli azionisti e insieme a tutto il management ci muoveremo solo nell’interesse dei soci e dell’azienda, tenendo conto delle indicazioni del regolatore – dice Tononi -. Ecco perché intendo spendermi in prima persona nella ricerca di un partner, prospettiva sulla quale peraltro non mi risulta ci siano azionisti di rilievo contrari».
Al momento però, il nuovo leader di Mps conferma la mancanza di soluzioni concrete a portata di mano. Né vuole tracciare un identikit del futuro partner della banca: «Sarebbe prematuro», dice Tononi, aggiungendo in risposta a una domanda che «i matrimoni a tre raramente funzionano». Sul dossier Nomura, altro punto su cui la Bce tiene acceso un faro, l’ex numero uno di Borsa italiana aveva ribadito, prima degli sviluppi serali, l’intenzione di arrivare a un accordo con la banca d’affari giapponese: «I colloqui vanno avanti e si lavora per trovare una soluzione», aveva spiegato.
Infine, Tononi spezza una lancia in favore della bad bank, dove il sistema potrebbe far confluire buona parte dei crediti in sofferenza che, per Mps, ammontano a circa un terzo degli impieghi (45 miliardi): «Auspico che il progetto vada avanti, e non solo perché egoisticamente la banca che rappresento se ne avvantaggerebbe – commenta il presidente – ma anche perché così potrebbe riprendere vigore l’erogazione del credito alle imprese nel nostro Paese». Il mercato però non sembra puntarci troppo: ieri il titolo Mps ha perso l’8,5% a quota 1,482 euro. A Tononi, insomma, il lavoro non mancherà.

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