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Mps torna sul mercato dei bond (dopo un anno)

Con lo spread tra BTp e Bund sceso dopo l’accordo tra Roma e Bruxelles sulla Manovra (ieri ha chiuso a 254 punti base), si riapre il mercato obbligazionario per le banche. Ieri l’ha dimostrato Mps: il gruppo controllato dallo Stato ha infatti emesso un covered bond quinquennale da un miliardo di euro. Si tratta della sua prima emissione da un anno esatto. Forte del fatto che un covered bond offre agli investitori una doppia garanzia (non solo della banca, ma anche di un portafoglio di mutui segregato ad hoc), l’emissione di Mps ha raccolto ordini d’acquisto superiori ai 2,2 miliardi. Domanda arrivata da 130 investitori, due terzi dei quali non italiani. Segno che a determinate condizioni (cioè garanzie forti per chi compra e rendimenti allettanti), le banche italiane possono iniziare a tornare sul mercato. E gli investitori esteri, che nel 2019 hanno iniziato a riaprire i loro portafogli al rischio-Italia, rispondono all’appello.
Quella di Mps è insomma una mezza buona notizia per l’intero sistema bancario. L’aspetto positivo è proprio legato al fatto che il clima sui mercati si sta rasserenando per l’Italia. Lo ha dimostrato il BTp a 15 anni lanciato qualche giorno fa, che ha addirittura superato i 35 miliardi di domanda. Lo ha confermato il covered bond (sempre garantito da mutui) emesso da Credem settimana scorsa. E oggi lo ha ribadito Mps, che – grazie all’abbondante domanda – ha potuto raccogliere un miliardo al posto dei 500 milioni inizialmente preventivati. Quello che conta non è tanto che la banca abbia incontrato una domanda più che doppia rispetto all’ammontare in emissione, ma il fatto che questa domanda sia arrivata principalmente dall’estero: il 20% circa dai Paesi nordici e il 20% da Austria e Germania. Questi dati (raccolti dai curatori dell’offerta Barclays, Bnp Paribas, Credit Suisse, Mps CS, Natwest e UniCredit) confermano un cambio di umore verso l’Italia.
L’aspetto meno positivo è però che per raccogliere interesse da parte degli investitori, le banche sono costrette a pagare rendimenti ben più elevati di un tempo: Credem ha offerto 95 punti base sopra il tasso swap, mentre Mps 190 (equivalenti a una cedola del 2%). Livelli elevati, considerando che si tratta di bond doppiamente garantiti. Altro aspetto negativo è che le banche ancora non riescono ad emettere bond subordinati (dunque più rischiosi): dal maggio scorso nessuna ne ha più emessi. Peccato che molte banche ne avrebbero bisogno. Mps in primis, dato che – come l’istituto stesso ha comunicato – non è riuscita ad emettere un subordinato del 2018. Dunque il mercato si sta riaprendo (cosa buona), ma in maniera selettiva e prudente. Non è più quello di una volta .

Morya Longo

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