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Mps torna a sondare i fondi Usa

Il titolo Monte dei Paschi di Siena torna ad infiammarsi in Borsa. Mentre passava di mano quasi il 7% del capitale, ieri il titolo della banca senese ha registrato un’impennata del 22,2%, uno dei più alti rialzi mai realizzati, per chiudere a 0,25 euro. Difficile spiegare una tale impennata, registrata peraltro in una giornata priva di particolari spunti. Certo è che da tempo il titolo è soggetto a una fortissima volatilità (solo la scorsa settimana il calo è stato del 19%), mentre è ancora in corso il road show da parte del management.
Da domani e fino a giovedì il Ceo Marco Morelli tornerà a Londra, dove terrà nuovi incontri con gli investitori dopo quelli tenuti alla fine del mese scorso, in avvio di presentazione del piano. Dopo di che, all’inizio della prossima settimana, il manager volerà nuovamente negli Stati Uniti, destinazione New York e Boston, dove è appena stato ma intende tornare per alcuni incontri one-to-one. Un cambio di programma che potrebbe servire a rinsaldare alcuni contatti, o ad instaurarne di nuovi, che magari possano rivelarsi utili ai fini del buon esito dell’aumento di capitale. In agenda del resto già nei giorni scorsi erano previsti meeting con alcuni dei più grandi investitori al mondo tra cui ci sarebbero BlackRock e il fondo del miliardario Usa George Soros, come uno dei principali capi degli hedge fund Usa, John Paulson.
Certo è che al termine della due giorni statunitense, a quanto si apprende, la spedizione italiana dovrebbe puntare verso l’Asia, destinazione Singapore, per concludere il tour di presentazione del piano industriale, a cui è legato il piano di cartolarizzazione da 27 miliardi di sofferenze e il coincidente aumento di capitale da 5 miliardi.
Si vedrà. Anche perchè nei prossimi giorni occorrerà tirare le fila di questa lunga serie di incontri.Fino ad oggi nessun commento ufficiale è trapelato dalla banca. Fonti finanziarie sottolineano come tra i potenziali investitori si respiri un clima di interesse verso il progetto, in particolare da parte della Qatar Investment Authority, anche se va detto che non mancano le incognite. A scriverlo nei documenti pre-assembleari è stata la stessa banca, che ha ammesso come, nei contatti di queste settimane stia emergendo «la sostanziale indisponibilità» degli investitori istituzionali ad «assumere importanti decisioni di investimento relative a società italiane prima di conoscere l’esito del referendum costituzionale» del 4 dicembre. A gettare acqua sul fuoco dei timori è stato il presidente Abi, Antonio Patuelli, che ha sottolineato che Mps «è vigilata dalla Bce, la quale non dà segni di preoccupazione». A mostrarsi freddo invece sull’ipotesi di una partecipazione, data nelle scorse settimane come probabile, è stato invece Carlo Cimbri, numero uno di Unipol, che ieri ha affermato che «al momento non siamo interessati».
Come noto l’elevato ammontare ha bisogno di uno o più anchor investor di peso (a cui verrebbe riservata una tranche di 1-1,5 miliardi), e per completare la quale si procederebbe alla conversione volontaria di bond subordinati (per una quota stimata in 2 miliardi circa) mentre il restante andrebbe collocato direttamente sul mercato.
Di piani di salvataggio di Mps, e in particolare del piano presentato da Corrado Passera, si è discusso ieri in Consob. Ad essere ricevuti negli uffici dell’Authority è stato lo stesso Morelli e il presidente Massimo Tononi, che sono stati sentiti per fornire la loro versione dei fatti rispetto alla vicenda che ha portato al botta e risposta con l’ex numero uno di Intesa Sanpaolo, e al suo passo indietro.
Intanto, a proposito della candidatura a futuro presidente di Mps di Alessandro Falciai, in sostituzione del dimissionario Massimo Tononi, è arrivata la precisazione del presidente della Fondazione di Palazzo Sansedoni Marcello Clarich, secondo cui «la proposta di nomina alla presidenza di Alessandro Falciai è solo nostra, non è nè di Axa nè di Millennium», come spiegato a Radiocor. Falciai, attualmente socio dell’istituto con una quota dell’1,8%, oltre che consigliere di amministrazione e presidente del comitato nomine, si era detto non disponibile per un incarico che dovrebbe essere a tempo, salvo cedere poi al pressing degli azionisti.

Luca Davi

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