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Mps torna a salire, ordini dall’estero

La rincorsa dei titoli bancari è sempre guidata dal Montepaschi. Il titolo del gruppo di Rocca Salimbeni, dopo la frenata di martedì, ieri ha messo a segno un nuovo balzo del 4,88% e ormai sfiora i 30 centesimi. Il clima è quello che precede le grandi novità, anche se in questo momento è difficile immaginare quali possano essere.
Nomi di investitori non sono emersi e neppure la Consob è riuscita a verificare se dietro gli acquisti massicci di azioni, in larga parte provenienti dall’estero, ci sia una regia unica. Se così fosse, vorrebbe dire che la banca presieduta da Alessandro Profumo è entrata nel mirino di chi la considera una possibile preda. Ma è un’ipotesi del tutto teorica, che fa a pugni con la realtà di un controllo ancora abbastanza blindato (la Fondazione Mps ha il 34,9% e i suoi principali alleati possiedono complessivamente un altro 15-16%) e si scontra con quel limite statutario del 4% al diritto di voto in assemblea, che da solo basta a scoraggiare chiunque.
La verità è che, da questo punto di vista, il gruppo senese non è del tutto “normalizzato”, avendo ancora una struttura di azionariato e regole particolari con cui è necessario fare i conti. Le cose stanno cambiando e in prospettiva cambieranno ancora molto. A cominciare dalla ulteriore diluizione della quota in mano alla Fondazione (destinata a scendere al di sotto del 20%), fino alla probabile revisione del tetto al diritto di voto, quando sarà il momento di varare l’aumento di capitale da un miliardo già deciso e in programma dopo il 2014, con un valore del titolo che a Siena si augurano che a quel punto sia tornato su livelli di tranquillità, tali comunque da non penalizzare troppo gli attuali azionisti (che saranno esclusi in prima battuta dall’aumento).
Le performance borsistiche del comparto bancario, e di Mps in particolare, sono indubbiamente legate all’andamento dello spread, in fase di ridimensionamento, e per quanto riguarda il gruppo di Rocca Salimbeni anche dalla capacità di Profumo e dell’amministratore delegato Fabrizio Viola di far marciare il piano industriale. Un punto sul quale ieri è intervenuto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, uno degli enti di riferimento della Fondazione Mps, a Siena per firmare un protocollo d’intesa sulle politiche di sviluppo del territorio.
«Mps esce da una crisi drammatica e sta ritrovando il suo ruolo – ha detto Rossi -. Le ragioni di questo cambio di direzione sono da ricercare certamente nel miglioramento dello spread, ma anche nel risanamento che è stato avviato e ha dato fiducia agli investitori. Che ci siano discussioni e rotture sindacali nei processi di risanamento e rinnovamento fa parte del gioco – ha aggiunto, riferendosi alla mancata adesione della Fisac-Cgil al recente accordo sindacale con l’azienda – ma sono fattori da governare e gestire, sapendo che competitività e produttività vanno coniugati con equità e investimenti per lo sviluppo».
Il piano industriale, che punta a ritrovare una redditività del 7% sul patrimonio netto nel 2015, procede a passi svelti. E lo Stato, con ogni probabilità, non diventerà azionista della banca senese. Almeno non adesso. Dopo l’assemblea del prossimo 25 gennaio, chiamata a varare una manovra teorica sul capitale per 4,5 miliardi, quale garanzia per lo Stato pronto a sottoscrivere 3,9 miliardi di Monti bond e fino a altri 600 milioni in conto pagamento degli interessi (pari al 9%) sul 2012 e 2013, Rocca Salimbeni ricorrerà sì all’aiuto pubblico, ma come ha sottolineato lo stesso Viola con la prospettiva di «restituire cash» i soldi ricevuti. Come? Con lo spread a 200 punti e il ritorno all’utile della banca. Una scommessa. A cui il mercato comincia a credere.

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